Author: admindiocesi

Festa dei Santi Martiri 2020

13-14 Agosto: la Diocesi in festa nel ricordo dei testimoni della fede

Domenica 12 maggio 2013 Papa Francesco ha canonizzato i Martiri di Otranto. Giornata storica per la Comunità otrantina e per la Diocesi tutta, attesa ormai da tempo dopo un lungo e faticoso percorso. Otranto vive in questi giorni i festeggiamenti in loro onore, come ogni anno, in quanto patroni della Città e dell'Arcidiocesi.

31 luglio
Ore 19.30 in Cattedrale: inizio solenne tredicina presieduta da S.E. Monsignor Arcivescovo.
Ordinazione Diaconale dell'accolito Stefano Toma, della Parrocchia "Trasfigurazione del Signore" in Poggiardo.
Durante la tredicina si alterneranno in pellegrinaggio i Vicariati dell’Arcidiocesi.

13 agosto
ore 21.30 sul Colle dei Martiri, Veglia diocesana di preghiera presieduta da Sua Ecc. l’Arcivescovo.

14 agosto
Ore 11.00 in Cattedrale: Solenne Concelebrazione Eucaristica presieduta da Sua Ecc. Monsignor Leonardo D'Ascenzo, Arcivescovo di Trani-Bisceglie- Barletta, con la partecipazione del nostro Arcivescovo,  S.E. Monsignor Donato Negro, e di S. Ecc. Monsignor Vincenzo Pisanello, Vescovo di Oria, del Capitolo Cattedrale, dei Presbiteri, Religiosi e Diaconi dell’Arcidiocesi e dei Seminaristi diocesani. La celebrazione sarà trasmessa su Antenna Sud (canale 13).

Ore 19.30 in Cattedrale: Secondi Vespri della Solennità dei Santi Martiri, presieduti dal nostro Arcivescovo e con la partecipazione del Sindaco della Città di Otranto, dott. Pierpaolo Cariddi,  e delle Autorità civili e militari della Città.

Inno tradizionale in onore ai Santi Martiri di Otranto

Testo (Testo composto e pubblicato, unitamente alla "Tredicina", dall’Arcivescovo Francesco Maria Bressi nel 1889. Musica di anonimo)

(Trascrizione e arrangiamento orchestrale di don Biagio Mandorino, esecuzione del Coro dell'Arcidiocesi di Otranto)

Nota della Conferenza Episcopale Pugliese

Le nostre feste patronali in tempo di Covid-19

 

Conferenza Episcopale Pugliese
Pontificio Seminario Regionale Pio XI Molfetta

Celebrare il Signore della Vita

 

Cari Presbiteri e Fedeli delle Chiese di Puglia,

stiamo vivendo un periodo difficile che ci coinvolge come famiglia umana e che impone limiti e disagi anche alle nostre comunità cristiane come mai avremmo immaginato. Il Covid-19 sta colpendo in modo violento alcune regioni della nostra Italia e anche se, ringraziando Dio, la nostra Puglia sembra accusare danni limitati, non possiamo non ricordare con viva partecipazione i malati e i morti che hanno ferito anche la nostra terra.

In questo contesto noi Vescovi esprimiamo gratitudine per la generale adesione responsabile alle indicazioni proposte dall’autorità governativa a salvaguardia della salute di tutti, in particolare delle fasce di popolazione più deboli e delle persone più esposte al contagio, come gli operatori sanitari.

Fra le norme che abbiamo osservato alcune hanno riguardato aspetti importanti della nostra vita di fede, come la possibilità di celebrare insieme l’Eucaristia e di manifestare la nostra devozione con feste e processioni: sono state privazioni pesanti, ma che abbiamo vissuto consapevoli della eccezionalità del momento e dell’attuale posta in gioco. Alcuni hanno dato voce al loro disagio chiedendo pubblicamente di rimuovere totalmente questo blocco, ma la gravità della situazione impone ancora molta prudenza e un grande senso di responsabilità, per evitare di vanificare gli sforzi fatti finora e ricadere in modo ancor più disastroso nel vortice del virus.

Mentre abbiamo salutato con gioia la possibilità di tornare a celebrare l’Eucaristia col popolo (pur con le necessarie misure di sicurezza) da lunedì 18 maggio, riteniamo che sia altresì importante offrire chiare disposizioni per le feste patronali e parrocchiali, chiedendo che esse si limitino alle sole celebrazioni liturgiche, secondo le indicazioni date dagli uffici diocesani competenti. Non sarà possibile, nel rispetto della norma del distanziamento fra le persone attualmente vigente, organizzare processioni, trasferimento pubblico di immagini sacre, fiaccolate o momenti di preghiera che rischiano di creare assembramenti.

Considerando infatti la facilità con cui nelle processioni e negli altri momenti delle nostre feste ci sono assembramenti di persone nei quali non è possibile assicurare il distanziamento, sarebbe una grave mancanza di attenzione nei confronti della salute del nostro popolo trasformare le celebrazioni in drammatico momento di diffusione del contagio e di dolore. Il vivo senso di responsabilità che ci anima, ci spinge anche a vivere questi momenti di festa con maggiore sobrietà e attenzione alle povertà accentuate dalla pandemia, manifestando la solidarietà delle nostre comunità attraverso gesti significativi di condivisione.

Vi invitiamo, quindi, a vivere queste disposizioni con atteggiamento intelligente e responsabile, consapevoli della gravità di questa epidemia che, seppure in queste settimane sembra attenuarsi, rimane pur sempre estremamente pericolosa e temibile.

Per questo, soprattutto in questo mese di maggio, non cessiamo di affidarci alla protezione della Beata Vergine Maria, affidando alle sue cure materne le nostre comunità e in particolare coloro che anche nella nostra Regione sono stati colpiti da questo terribile contagio. Questa modalità di celebrare le feste care alla nostra tradizione sarà un autentico inno a Dio Padre Amante della vita, che non può vedere compromessa la salute dei suoi figli!

Molfetta, 20 maggio 2020

I Pastori delle Chiese di Puglia

Foglietti della messa da scaricare

La Nostra Messa

 

 

Foglietti della messa da scaricare.

Servizio a cura dell’Ufficio Liturgico Diocesano.

 

XXIII Domenica del Tempo Ordinario

6 Settembre 2020

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XXIV Domenica del Tempo Ordinario

13 Settembre 2020

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XXV Domenica del Tempo Ordinario

20 Settembre 2020

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XXVI Domenica del Tempo Ordinario

27 Settembre 2020

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“Al di là del versetto: la vita a servizio”

Omelia per la Messa Crismale

Donato Negro – 28 maggio 2020

Omelia per la Messa Crismale

 

«La potenza pasquale di questo sacrificio
elimini, Signore, in noi
le conseguenze del peccato e ci faccia crescere
come nuove creature».
(Sulle offerte)

 

Fratelli,
la liturgia crismale ci ripropone questa bellissima pagina del Vangelo di Luca in cui sono delineati, in via inaugurale, i tratti portanti del ministero di Gesù.

1. La scena
La scena ci è nota e i particolari dell’evento bene impressi nella nostra memoria. Entrato, come al solito, di sabato, nella sinagoga, Gesù fa suo il testo del profeta Isaia e lo esibisce come la propria carta d’identità, il documento del suo servizio.
In verità, il Nazareno, che ritorna in Galilea nella potenza dello Spirito Santo, già gode – lo riferisce Luca – di una fama diffusa per tutta la Palestina e delle lodi di tutti (cf. Lc 4, 14-15). Tuttavia il nostro testo acquisisce la sua piena significazione nello sviluppo della narrazione evangelica, man mano che si succedono gli incontri e gli scontri, si palesano le incomprensioni e le riprese, soprattutto là dove affiorano le paure nell’ora delle decisioni forti e improcrastinabili. La citazione di Isaia, in effetti, più che consuntiva è programmatica in ordine a quanto accadrà successivamente:
«Lo Spirito del Signore è su di me,
per questo mi ha consacrato con l’unzione.
Mi ha inviato a portare la buona novella ai poveri,
a proclamare ai prigionieri la liberazione
e ridare ai ciechi la vista,
a proclamare l’anno di grazia del Signore».

 

Scarica l’Omelia completa

Alla presenza di tutto il Presbiterio Diocesano di Otranto

Messa Crismale 2020

Giovedì 28 maggio alle ore 10.30, S. Ecc. Mons. Donato Negro presiede la Santa Messa Crismale alla presenza di tutto il Presbiterio Diocesano e a una rappresentanza scelta del mondo laicale e associativo nel rispetto delle norme di prevenzione da Covid-19.
La diretta della celebrazione è su AntennaSud (canale 13 del Digitale Terrestre).

Preghiera per i Santi Martiri di Otranto

Martedì 12 Maggio alle ore 19.30

Giorno 12 maggio 2013 Papa Francesco, in piazza San Pietro, canonizzava i Martiri di Otranto: Antonio Primaldo e Compagni. 

Oggi ci raccoglieremo in preghiera, ciascuno dalle proprie case, alle ore 19.30 per vivere il Rosario dei Santi Martiri di Otranto. 

Seguiremo la preghiera dalle nostre case perché la Cattedrale sarà chiusa, in quanto non è prevista la presenza del popolo di Dio.

 

 

Maggio, il mese Mariano

Preghiera presso i Santuari Mariani della Diocesi

“Ricordati o piissima Vergine Maria…”

Preghiera presso i Santuari Mariani dell’Arcidiocesi

 

  • Sabato 2 maggio: presso il Santuario di Maria SS.ma delle Grazie in Sanarica, ore 19.00;
  • Venerdì 8 maggio: presso il Santuario Madonna del Rosario di Pompei in Castro, Santa Messa e Supplica ore 11.00.
  • Sabato 9 maggio: presso il Santuario Maria SS.ma di Montevergine in Palmariggi, ore 19.00.
  • Sabato 16 maggio: presso il Santuario Maria SS.ma della Grotta in Carpignano Salentino, ore 19.00.
  • Sabato 23 maggio: presso il Santuario Santa Maria dei Martiri in Otranto, Colle della Minerva, ore 19.00.
  •  Sabato 30 maggio: presso il Santuario Madonna della Luce in Galatina, ore 19.00.

 

La preghiera sarà trasmessa sulla pagina Facebook e sul canale Youtube dell’Arcidiocesi. Lo svolgimento della preghiera sarà presieduta dal Molto Rev.do Rettore del Santuario e includerà: breve presentazione del Santuario; catechesi su un testo mariano; recita del santo Rosario contemplando alcuni misteri tratti dalle catechesi mariane di san Giovanni Paolo II.

 

57^ Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni

 

 

 

«Datevi al meglio della vita!»  (Christus vivit, n. 143)

 

È questo l’accorato invito di Papa Francesco, che risuona con forza nella celebrazione della 57a Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni. Un appuntamento che, il 3 maggio 2020, vedrà tutta la Chiesa unita in preghiera, per invocare dal buon Pastore il dono più prezioso: che la sua chiamata – come scrive il Papa nel Messaggio per questa giornata – apra «brecce nel cuore di ogni fedele» e ogni uomo abbia il coraggio di scoprire e realizzare ciò che rende più bella la sua vita!

 

Sabato 2 Maggio 2020 alle ore 21
Potete seguire la Veglia di Preghiera in diretta su Youtube

www.youtube.com/pastoralevocazioni

Qui potete scaricare il testo

Veglia

 

Qui potete scaricare la Preghiera
Preghiera

 

Qui potete scaricare la Preghiera in famiglia
Datevi al meglio della vita

 

 

 

 


57^ Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni

Messaggio del Santo Padre Francesco

Domenica 3 maggio 2020

 

Il messaggio del Santo Padre Francesco sulla 57^ Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni

 

Cari fratelli e sorelle!

Il 4 agosto dello scorso anno, nel 160° anniversario della morte del santo Curato d’Ars, ho voluto offrire una Lettera ai sacerdoti, che ogni giorno spendono la vita per la chiamata che il Signore ha rivolto loro, al servizio del Popolo di Dio.

In quell’occasione, ho scelto quattro parole-chiave – dolore, gratitudine, coraggio e lode – per ringraziare i sacerdoti e sostenere il loro ministero. Ritengo che oggi, in questa 57ª Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni, quelle parole si possano riprendere e rivolgere a tutto il Popolo di Dio, sullo sfondo di un brano evangelico che ci racconta la singolare esperienza capitata a Gesù e Pietro durante una notte di tempesta sul lago di Tiberiade (cfr Mt 14,22-33).

Dopo la moltiplicazione dei pani, che aveva entusiasmato la folla, Gesù ordina ai suoi di salire sulla barca e di precederlo all’altra riva, mentre Egli avrebbe congedato la gente. L’immagine di questa traversata sul lago evoca in qualche modo il viaggio della nostra esistenza. La barca della nostra vita, infatti, avanza lentamente, sempre inquieta perché alla ricerca di un approdo felice, pronta ad affrontare i rischi e le opportunità del mare, ma anche desiderosa di ricevere dal timoniere una virata che conduca finalmente verso la giusta rotta. Talvolta, però, le può capitare di smarrirsi, di lasciarsi abbagliare dalle illusioni invece che seguire il faro luminoso che la conduce al porto sicuro, o di essere sfidata dai venti contrari delle difficoltà, dei dubbi e delle paure.

Succede così anche nel cuore dei discepoli, i quali, chiamati a seguire il Maestro di Nazaret, devono decidersi a passare all’altra riva, scegliendo con coraggio di abbandonare le proprie sicurezze e di mettersi alla sequela del Signore. Questa avventura non è pacifica: arriva la notte, soffia il vento contrario, la barca è sballottata dalle onde, e la paura di non farcela e di non essere all’altezza della chiamata rischia di sovrastarli.

Il Vangelo ci dice, però, che nell’avventura di questo non facile viaggio non siamo soli. Il Signore, quasi forzando l’aurora nel cuore della notte, cammina sulle acque agitate e raggiunge i discepoli, invita Pietro ad andargli incontro sulle onde, lo salva quando lo vede affondare, e infine sale sulla barca e fa cessare il vento.

La prima parola della vocazione, allora, è gratitudine. Navigare verso la rotta giusta non è un compito affidato solo ai nostri sforzi, né dipende solo dai percorsi che scegliamo di fare. La realizzazione di noi stessi e dei nostri progetti di vita non è il risultato matematico di ciò che decidiamo dentro un “io” isolato; al contrario, è prima di tutto la risposta a una chiamata che ci viene dall’Alto. È il Signore che ci indica la riva verso cui andare e che, prima ancora, ci dona il coraggio di salire sulla barca; è Lui che, mentre ci chiama, si fa anche nostro timoniere per accompagnarci, mostrarci la direzione, impedire che ci incagliamo negli scogli dell’indecisione e renderci capaci perfino di camminare sulle acque agitate.

Ogni vocazione nasce da quello sguardo amorevole con cui il Signore ci è venuto incontro, magari proprio mentre la nostra barca era in preda alla tempesta. «Più che una nostra scelta, è la risposta alla chiamata gratuita del Signore» (Lettera ai sacerdoti, 4 agosto 2019); perciò, riusciremo a scoprirla e abbracciarla quando il nostro cuore si aprirà alla gratitudine e saprà cogliere il passaggio di Dio nella nostra vita.

Quando i discepoli vedono Gesù avvicinarsi camminando sulle acque, inizialmente pensano che si tratti di un fantasma e hanno paura. Ma subito Gesù li rassicura con una parola che deve sempre accompagnare la nostra vita e il nostro cammino vocazionale: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!» (v. 27). Proprio questa è la seconda parola che vorrei consegnarvi: coraggio.

Ciò che spesso ci impedisce di camminare, di crescere, di scegliere la strada che il Signore traccia per noi sono i fantasmi che si agitano nel nostro cuore. Quando siamo chiamati a lasciare la nostra riva sicura e abbracciare uno stato di vita – come il matrimonio, il sacerdozio ordinato, la vita consacrata –, la prima reazione è spesso rappresentata dal “fantasma dell’incredulità”: non è possibile che questa vocazione sia per me; si tratta davvero della strada giusta? Il Signore chiede questo proprio a me?

E, via via, crescono in noi tutte quelle considerazioni, quelle giustificazioni e quei calcoli che ci fanno perdere lo slancio, ci confondono e ci lasciano paralizzati sulla riva di partenza: crediamo di aver preso un abbaglio, di non essere all’altezza, di aver semplicemente visto un fantasma da scacciare.

Il Signore sa che una scelta fondamentale di vita – come quella di sposarsi o consacrarsi in modo speciale al suo servizio – richiede coraggio. Egli conosce le domande, i dubbi e le difficoltà che agitano la barca del nostro cuore, e perciò ci rassicura: “Non avere paura, io sono con te!”. La fede nella sua presenza che ci viene incontro e ci accompagna, anche quando il mare è in tempesta, ci libera da quell’accidia che ho già avuto modo di definire «tristezza dolciastra» (Lettera ai sacerdoti, 4 agosto 2019), cioè quello scoraggiamento interiore che ci blocca e non ci permette di gustare la bellezza della vocazione.

Nella Lettera ai sacerdoti ho parlato anche del dolore, ma qui vorrei tradurre diversamente questa parola e riferirmi alla fatica. Ogni vocazione comporta un impegno. Il Signore ci chiama perché vuole renderci come Pietro, capaci di “camminare sulle acque”, cioè di prendere in mano la nostra vita per metterla al servizio del Vangelo, nei modi concreti e quotidiani che Egli ci indica, e specialmente nelle diverse forme di vocazione laicale, presbiterale e di vita consacrata. Ma noi assomigliamo all’Apostolo: abbiamo desiderio e slancio, però, nello stesso tempo, siamo segnati da debolezze e timori.

Se ci lasciamo travolgere dal pensiero delle responsabilità che ci attendono – nella vita matrimoniale o nel ministero sacerdotale – o delle avversità che si presenteranno, allora distoglieremo presto lo sguardo da Gesù e, come Pietro, rischieremo di affondare. Al contrario, pur nelle nostre fragilità e povertà, la fede ci permette di camminare incontro al Signore Risorto e di vincere anche le tempeste. Lui infatti ci tende la mano quando per stanchezza o per paura rischiamo di affondare, e ci dona lo slancio necessario per vivere la nostra vocazione con gioia ed entusiasmo.

Infine, quando Gesù sale sulla barca, il vento cessa e le onde si placano. È una bella immagine di ciò che il Signore opera nella nostra vita e nei tumulti della storia, specialmente quando siamo nella tempesta: Egli comanda ai venti contrari di tacere, e le forze del male, della paura, della rassegnazione non hanno più potere su di noi.

Nella specifica vocazione che siamo chiamati a vivere, questi venti possono sfiancarci. Penso a coloro che assumono importanti compiti nella società civile, agli sposi che non a caso mi piace definire “i coraggiosi”, e specialmente a coloro che abbracciano la vita consacrata e il sacerdozio. Conosco la vostra fatica, le solitudini che a volte appesantiscono il cuore, il rischio dell’abitudine che pian piano spegne il fuoco ardente della chiamata, il fardello dell’incertezza e della precarietà dei nostri tempi, la paura del futuro. Coraggio, non abbiate paura! Gesù è accanto a noi e, se lo riconosciamo come unico Signore della nostra vita, Egli ci tende la mano e ci afferra per salvarci.

E allora, pur in mezzo alle onde, la nostra vita si apre alla lode. È questa l’ultima parola della vocazione, e vuole essere anche l’invito a coltivare l’atteggiamento interiore di Maria Santissima: grata per lo sguardo di Dio che si è posato su di lei, consegnando nella fede le paure e i turbamenti, abbracciando con coraggio la chiamata, Ella ha fatto della sua vita un eterno canto di lode al Signore.

Carissimi, specialmente in questa Giornata, ma anche nell’ordinaria azione pastorale delle nostre comunità, desidero che la Chiesa percorra questo cammino al servizio delle vocazioni, aprendo brecce nel cuore di ogni fedele, perché ciascuno possa scoprire con gratitudine la chiamata che Dio gli rivolge, trovare il coraggio di dire “sì”, vincere la fatica nella fede in Cristo e, infine, offrire la propria vita come cantico di lode per Dio, per i fratelli e per il mondo intero. La Vergine Maria ci accompagni e interceda per noi.

Roma, San Giovanni in Laterano, 8 marzo 2020, II Domenica di Quaresima

Francesco