Anche in questa domenica la pagina evangelica trova come ambientazione una vigna e vede come protagonisti dei servi e il figlio del padrone. Si tratta di una parabola che ha come destinatari gli stessi di domenica scorsa, cioè principi dei sacerdoti e anziani del popolo. Il tema della vigna richiama la Prima Lettura tratta dal profeta Isaia, testo che viene definito “il canto d’amore per la vigna” (c.5). Questo testo può essere interpretato a più livelli: interesse del padrone per la sua proprietà; l’amore dello sposo per la sposa; la relazione di Dio con il suo popolo che è ciò a cui ci conduce il testo. La vigna è il popolo di Israele, popolo prediletto che, dopo tutti i doni ricevuti, invece di «diritto» (mishpat) ha prodotto «spargimento di sangue» (mispah), invece di «giustizia» (zedaqah), «grida di oppressi» (ze’aqah) (v.7: da notare questo gioco di parole attraverso il quale risulta che Israele ha rifiutato l’alleanza con JHWH, di cui l’obbedienza ai comandamenti è fondamento e condizione). I giudei, chiamati come testimoni e giudici (cfr. v.3), sono in realtà gli imputati su cui viene pronunziata la condanna. Anche nella pagina evangelica assistiamo ad una condanna del Signore verso i servi che non hanno dato al padrone quanto gli spettava, ma hanno tenuto per sé il raccolto, anzi hanno ucciso i servi, con cui vengono identificati i profeti, e addirittura hanno ucciso il figlio del padrone. Questa parabola diventa profezia di ciò che accadrà a Gesù che come il figlio del padrone, sarà portato fuori della città e ucciso. Questi aspetti paradossali o iperbolici non sono estranei al genere parabolico, in quanto contribuiscono a richiamare l’attenzione dell’ascoltatore su aspetti che altrimenti gli sarebbero sfuggiti. Come nella Prima Lettura, anche Gesù pone una domanda che interpella personalmente i suoi interlocutori: “Che cosa farà ai contadini il padrone?” (v.40). Alla risposta: “Farà morire quei malvagi e darà in affitto ad altri la vigna” (v.41) segue il commento di Gesù in cui si intravede il trasferimento della vigna ad altri vignaioli: la vera punizione dei vignaioli è la privazione della vigna, nulla viene detto circa questi «altri» a cui essa viene assegnata, ma sapranno dare i frutti a suo tempo.
Don Tiziano Galati
Responsabile dell’Apostolato Biblico
Ufficio Catechistico
