XXVI DEL TEMPO ORDINARIO

La riflessione di Don Tiziano Galati.

Per comprendere bene la pagina evangelica di questa domenica bisogna tener presente il contesto in cui è inserito questo testo nell’Evangelo di Matteo: Gesù è entrato in Gerusalemme suscitando meraviglia e stupore e provocando i suoi interlocutori ad una risposta di fede circa la sua persona. Attraverso un artificio retorico Gesù pone una domanda: “Che ve ne pare?” che richiede una risposta diretta da parte di ciascuno. Dal contesto appare che i destinatari della parabola sono i gran sacerdoti e gli anziani, menzionati nella controversia precedente. Il caso posto da Gesù è concreto: un uomo che aveva due figli. Dice al primo di andare a lavorare nella vigna. Egli risponde di sì, ma poi non ci va. Poi dice la stessa cosa al secondo, il quale risponde di no, ma poi, pentitosi, ci va. Il sì e il no sottolineano la libertà dei due figli alla richiesta del padre ed esprimono teologicamente la risposta di fede o d’incredulità alla parola di Dio. La predicazione di Gesù provoca alla decisione, dalla quale dipende la sorte di ciascuno nel giudizio divino già in atto. Coloro che avrebbero dovuto essere i primi, perché rispettosi della Legge, non hanno saputo accogliere Gesù, mentre la fede riposta in Lui da quanti erano fuori della Legge, a causa della loro condotta morale, costituisce il loro riscatto e la loro autentica adesione alla volontà di Dio. Siamo davanti ad una pagina forte di critica verso l’ipocrisia religiosa e la responsabilità personale della scelta davanti a Dio, pensiero teologico nuovo nella concezione di Israele, dove dominava l’idea che il peccato dei padri si perpetuasse nei figli. Attraverso la domanda che il Signore pone al popolo di Israele per mezzo di Ezechiele capiamo invece che è importante la responsabilità personale della scelta: il giusto che si allontana dalla retta strada, nonostante la giustizia praticata fino a quel momento, è destinato a morire, cioè alla perdita di senso conseguente al distacco da Dio. Se il giusto può peccare, nello stesso modo anche l’empio può allontanarsi dal suo peccato. In tal caso egli vivrà. Anche qui la vita significa non solo sfuggire alla morte ma anche pienezza di pace e di benessere nella comunione con Dio.

Don Tiziano Galati
Responsabile dell’Apostolato Biblico
Ufficio Catechistico