All’interno del grande discorso ecclesiale troviamo la pagina evangelica di questa domenica segnata dalla domanda di Pietro circa il perdono del fratello e la risposta sconvolgente di Gesù. Pietro chiede quante volte bisogna perdonare il fratello, suggerendo come ipotesi il numero sette. La prassi giudaica prevedeva il perdono tre volte per una medesima colpa. Pietro invece, data l’insistenza di Gesù sulla necessità di riconciliarsi pensa che si possa andare un po’ più in là e si spinge fino a sette volte: questo numero si raccomandava perché implica perfezione. Si tratta senza dubbio di un notevole passo in avanti, che però pone comunque un limite al perdono. Gesù allora gli risponde: «Non ti dico fino a sette, ma fino a settanta volte sette» (v. 22). È chiaro che si tratta di un numero iperbolico, che non potrà mai essere raggiunto: la disponibilità a perdonare non deve quindi avere limite. Con questa risposta Gesù contrappone a un calcolo quantitativo un perdono illimitato, che implica un cambiamento radicale di mentalità, a imitazione della misericordia infinita di Dio. Solo se letta in questo senso, la risposta di Gesù rappresenta l’introduzione alla parabola successiva. Essa mette anzitutto in luce il fatto che ogni essere umano ha bisogno del perdono di Dio. È importante osservare che questo perdono è totalmente gratuito e senza preclusioni. Dio è disposto a perdonare la sua creatura in qualsiasi momento e per qualsiasi errore. Da qui dovrebbe generarsi il perdono per il prossimo, anche se il primo servo della parabola non ha saputo condonare e neppure dilazionare il pagamento di un debito piccolissimo del secondo servo. Nella Prima Lettura Ben Sira sottolinea questa logica del perdono degli altri per poter essere perdonati e vedere la propria preghiera accolta da Dio. La preghiera che uno rivolge a Dio per ottenere il perdono dei suoi peccati è fruttuosa solo se egli per primo perdona il suo prossimo, ma se uno mantiene dentro di sé la collera verso il prossimo pone un ostacolo al perdono di Dio e quindi impedisce la guarigione che solo questo potrebbe garantire. Così come nessuno può aspettarsi la misericordia da parte di Dio se lui stesso non la esercita verso il suo “simile”.
Don Tiziano Galati
Responsabile dell’Apostolato Biblico
Ufficio Catechistico
