L’imperativo che troviamo nella Seconda Lettura: “Non conformatevi (con-schematizzatevi, letteralmente), a questo tempo”, tratta dalla parte parenetica, cioè esortativa, della Lettera ai Romani, riassume la Liturgia della Parola di questa domenica incentrata sull’annuncio della Passione fatto da Gesù ai suoi discepoli. Come abbiamo ascoltato domenica scorsa Pietro ha fatto la sua bella professione di fede circa l’identità di Gesù, chiamandolo Cristo e Figlio del Dio vivente. Ora Gesù dice che il suo destino non è di stampo trionfalistico ma passa attraverso la sofferenza, la morte e la risurrezione. Nel Vangelo troviamo tre annunci della Passione (16,21; 17,22-23; 20,17-19): quello che leggiamo oggi è il primo, il più forte, il più scandaloso. Gesù presenta la sua futura passione come qualcosa che “deve” accadere: con questo verbo egli indica non una fatalità ineluttabile o un ordine divino che deve essere ciecamente eseguito, bensì la conclusione naturale, prevista dalle Scritture. Ecco allora che comprendiamo la reazione di Pietro: “Non ti accadrà mai Signore”. L’apostolo si sente messo in questione da questo annunzio, prende in disparte Gesù e lo rimprovera duramente: per lui la sofferenza non è un segno di favore da parte di Dio, e quindi deve essere evitata al Messia. La sua reazione rivela dunque una concezione trionfalistica del Messia in cui non c’era posto per la sofferenza. Ma Gesù, voltandosi, dice a Pietro di non pretendere di indicargli la strada, ma di mettersi alla sua sequela; in altre parole lo invita a cambiare mentalità, se no come satana diventa per lui occasione di scandalo. L’accusa fatta a Pietro di pensare le cose degli uomini e non quelle di Dio ci aiuta a gettare un occhio alla Prima Lettura in cui il profeta Geremia confessa di essere stato oramai preso totalmente dal Signore, e nonostante il forte desiderio di liberarsi da un compito troppo gravoso, Geremia non riesce a tornare indietro, non perché costretto da ordini o minacce, ma perché si è talmente identificato con Colui che gli ha assegnato quel messaggio da sentire nelle sue ossa un’attrattiva fatale verso di lui, che può essere paragonata solo a un fuoco incontenibile. Questo è ciò che Gesù ha vissuto nella sua vita e nella sua morte.
Don Tiziano Galati
Responsabile dell’Apostolato Biblico
Ufficio Catechistico
