Nel segno della moltiplicazione dei pani e dei pesci, (era la pagina evangelica della scorsa domenica), l’evangelista aveva affermato qualcosa circa l’identità di Gesù. La pagina evangelica di questa domenica si conclude con un gesto di adorazione e una professione di fede che anticipa quella di Pietro a Cesarea di Filippo (Mt 16,16): “Quelli che erano sulla barca prostratisi a lui dicevano: Davvero tu sei il Figlio di Dio!”. Gesù si presenta davanti ai suoi discepoli come il Signore della natura e della storia. La comunità dei discepoli, la Chiesa, rappresentata con l’immagine della barca, si trova ad affrontare una tempesta sul lago di Galilea, l’evangelista sottolinea come proprio la barca fosse in balia delle onde e del vento contrario. Davanti allo sconvolgimento della natura e alla paura dei discepoli emerge la parola sovrana di Gesù che afferma: “Io Sono”. Il camminare sulle acque è un gesto simbolico, che richiama l’immagine biblica di Dio che cammina sulle onde del mare, imponendo ad esse il suo dominio, e guida gli israeliti attraverso il Mar Rosso, destinando gli egiziani alla distruzione. L’espressione «Io Sono» (egô eimi) si ispira alla frase con cui viene spiegato, nella Bibbia, il nome di JHWH, come leggiamo nella rivelazione del nome divino in Es 3,14. Pietro, che è l’immagine del discepolo di tutti i tempi, è descritto in tutta la sua contraddittorietà, con i tratti tipici del discepolo impulsivo ed entusiasta, ma anche fragile e volubile, infatti crede nella parola che Gesù gli rivolge, ma con una fede timida e insufficiente, per questo affonda nelle acque. Gesù gli rimprovera proprio il fatto di essere piccolo nella fede (oligòpiste: termine tecnico che in Matteo è usato spesso da Gesù per indicare la poca fiducia dei discepoli nei suoi confronti). La fede di Elia, invece, permette al profeta di riconoscere la presenza del Signore nella “voce di un fine silenzio”, in un sussurro e non in manifestazioni grandiose e violente come il vento, il terremoto o il fuoco. Nell’antico Oriente la presenza di Dio in questo mondo veniva spesso descritta mediante immagini ricavate da fenomeni naturali che a una mentalità prescientifica apparivano come una manifestazione del divino. L’esperienza di Elia si pone chiaramente in antitesi a questa concezione: Dio non si manifesta più o solo nei fenomeni atmosferici, ma in altro. La fede permette di riconoscere la presenza del Signore nella vita di ogni giorno.
Don Tiziano Galati
Responsabile dell’Apostolato Biblico
Ufficio Catechistico
