In questa domenica è presentata la controversia su quale fosse il comandamento più importante all’interno della Legge di Israele. Questa domanda non ha nulla di sorprendente. In essa si riflette una preoccupazione diffusa anche tra i rabbini che, pur dando uguale importanza a tutti i precetti della legge, cercavano una formula che ne fosse l’origine, il fondamento e la sintesi. Nella sua risposta Gesù elenca non uno ma due comandamenti presenti nella legge mosaica, il primo deriva da Dt 6,5 e riguarda l’amore per Dio, il secondo deriva da Lv 19,18 e riguarda l’amore per il prossimo. Nel primo comandamento viene messa in luce l’unicità di JHWH, come salvatore del suo popolo, e l’obbligo di amarlo, cioè di essergli fedeli, praticando i suoi comandamenti non per opportunismo o interesse, bensì con un impegno che scaturisce dal profondo del cuore. Nel secondo si dice che l’amore per il prossimo è la sintesi di tutti i precetti, anche se nella concezione ebraica il “prossimo” era il proprio connazionale (“fratello”, “figli del tuo popolo”). Il secondo comandamento viene detto “simile” al primo, è posto cioè sullo stesso piano del primo, viene così affermata l’equiparazione tra i due comandamenti: questa è la novità apportata da Crito. L’amore di Dio e l’amore del prossimo diventano così la sintesi di tutti i comandamenti: essi rappresentano il loro principio ispiratore, in quanto la fedeltà verso Dio si attua soltanto mediante l’impegno effettivo nei confronti del prossimo. Questo viene espresso anche nel Codice dell’Alleanza contenuto nel Libro di Esodo (cc.20,22-23,33) da cui è tratta la Prima Lettura, nella parte riguardante le norme verso le persone, in modo particolare nei confronti del forestiero (come ragione di questo comportamento viene portato il fatto che anche gli israeliti sono stati forestieri in terra d’Egitto), della vedova e dell’orfano (se fossero maltrattati perché privi del supporto e della difesa del proprio marito/padre, la vedova e l’orfano si rivolgerebbero a Dio per ottenere giustizia), e del povero. Dio stesso è garante del bene e del male ricevuto da queste persone e per questo la comunità deve rispettare tali categorie.
Don Tiziano Galati
Responsabile dell’Apostolato Biblico
Ufficio Catechistico
