XXIX DEL TEMPO ORDINARIO

La riflessione di Don Tiziano Galati.

Secondo l’indicazione che troviamo nell’incipit della pagina evangelica di oggi, i farisei pensano di cogliere in fallo Gesù su un argomento scottante come poteva essere quello del pagare le tasse all’imperatore. Entriamo con questa domenica in alcune controversie che oppongono Gesù ai rappresentanti delle diverse fazioni politico-religiose del suo tempo. I farisei, protagonisti di questa prima domanda, pur essendo ostili per principio al dominio romano, si erano rassegnati ad esso in quanto garantiva un’ampia libertà religiosa. L’obbligo del tributo ricadeva su ogni uomo, donna o schiavo di età compresa tra i dodici o quattordici anni fino ai sessantacinque. Il tributo ammontava a un denaro e doveva essere pagato con moneta romana, che all’epoca di Gesù recava l’immagine dell’imperatore Tiberio con la scritta: Tiberio Cesare, Augusto Figlio del divino Augusto, Pontefice Massimo. Il tributo personale all’imperatore romano costituiva un tacito riconoscimento del dominio straniero e la rinunzia implicita alla speranza messianica. Il pagamento di questa tassa rappresentava quindi un problema di coscienza perché era sia di natura politica sia di natura religiosa, perché nella concezione ebraica Dio è l’unico sovrano di Israele. Nella sua risposta, con grande maestria, Gesù non entra nel merito della questione politica, ma in sintonia con tutta la rivelazione biblica, sottolinea come per ciascuno l’unica cosa importante, a cui non può e non deve mai sottrarsi, sia la stretta relazione con Dio, senza riserve o compromessi. Anche nella Prima Lettura il Signore rivolgendosi a Ciro, re pagano scelto da Lui (da notare le parole “mio eletto”, “ti ho chiamato per nome”) per liberare Israele dall’esilio, afferma la sua signoria su tutta la terra, una signoria che si serve anche di re pagani per il bene del suo popolo. Egli soltanto è capace di muovere la storia secondo i suoi disegni, facendo ritornare gli israeliti nella loro terra. Egli dimostra questa sua prerogativa proprio servendosi di un personaggio che non lo conosce. È paradossale che Dio si serva proprio di lui per far sapere dall’oriente all’occidente, cioè in tutto il mondo, che non esiste altro dio fuori di Lui.

Don Tiziano Galati
Responsabile dell’Apostolato Biblico
Ufficio Catechistico