XVI DEL TEMPO ORDINARIO

La riflessione di Don Tiziano Galati.

Ciò che emerge con forza nella Liturgia della Parola di questa domenica è l’indulgenza del Signore, come possibilità per l’uomo di ravvedersi e pentirsi. Lo esprime la Colletta del ciclo liturgico A, lo afferma con forza anche il Libro della Sapienza. Alla libera scelta dell’uomo di sbagliare, corrisponde la possibilità del pentimento e della conversione che Dio offre all’uomo. L’autore sacro afferma che la misericordia è il vero aspetto dell’onnipotenza divina, per questo allora il comportamento di Dio diventa modello per quello dell’uomo, invitato ad amare tutti gli uomini. La dimensione della pazienza verso la zizzania, cioè verso il frutto di una cattiva semina, su un campo in cui era stato seminato del buon seme, emerge anche nel racconto evangelico e nella sua spiegazione da parte di Gesù. La narrazione si distende su tre tempi: 1) il momento in cui avvengono le cose sulle quali, poi, i servi e il padrone discorreranno; 2) il momento del dialogo, in cui il padrone e i servi confrontano i loro rispettivi punti di vista; 3) il tempo futuro della mietitura e del giudizio. La presenza della zizzania nel campo di grano non è il tratto più inatteso del racconto. Il padrone non ne è affatto sorpreso. La novità della parabola sta nella seconda risposta del padrone, che ordina di non strappare la zizzania, ma di lasciarla crescere insieme al grano fino al tempo della mietitura quando le cose saranno separate con un giudizio diverso per ciascuna. È evidente il cambiamento di prospettiva nella spiegazione rispetto alla parabola: l’accento non è più posto sul tempo dell’annuncio del regno, durante il quale buoni e cattivi devono necessariamente convivere, ma sul giudizio finale da parte del Figlio dell’uomo. Il rimando al futuro diventa il punto di unione con le altre due parabole che Gesù racconta: il punto focale di entrambe è dato dal contrasto tra un inizio modesto e un finale sorprendente e grandioso (la piccolezza del granello di senape e la grandezza dell’arbusto; la situazione iniziale della farina, nella quale una donna nasconde la sera un po’ di lievito, e l’enorme quantità di pasta lievitata che si ritrova il mattino seguente).

Don Tiziano Galati
Responsabile dell’Apostolato Biblico
Ufficio Catechistico