Nella Preghiera di Colletta del ciclo liturgico A si chiede al Padre di “accrescere la disponibilità ad accogliere il germe della Parola”. Nella Prima Lettura Isaia sottolinea l’assoluta efficacia della Parola di Dio, attraverso un paragone ricavato dall’esperienza agricola, che mette in evidenza l’efficacia dell’acqua che, sotto forma di pioggia o di neve, non scende mai sulla terra senza fecondarla, facendole produrre il frumento che l’agricoltore utilizzerà sia come seme sia per la semina dell’anno successivo, sia per fare il pane che serve al nutrimento della sua famiglia. La Parola di Dio, seminata in abbondanza e senza tener conto della capacità ricettiva del terreno, come dimostra la prima parte della pagina evangelica di questa domenica, è come quest’acqua donata a tutti. Nella parabola che Gesù racconta viene sottolineato proprio questo aspetto di gratuità e di abbondanza. Infatti l’attenzione è catturata dal lavoro del seminatore, lavoro abbondante, senza misura, senza distinzioni e che al momento sembra inutile, infruttuoso, sprecato. Paradossalmente una parte notevole di seme non cade nel posto giusto, ma lungo la strada, dove è mangiato dagli uccelli (v. 4), sul terreno sassoso dove, dopo essere spuntato, non avendo molta terra è subito bruciato dal sole (vv. 5-6) e infine tra le spine che lo soffocano (v. 7). Ciò che resta cade sul terreno buono e dà un frutto inaspettatamente abbondante (cento, sessanta e trenta per uno) (v. 8), tale cioè da compensare l’insuccesso del seme caduto in terreni sterili. Nella spiegazione della parabola avviene un cambiamento di soggetti, da attribuire, alla comunità di Matteo che si interroga su come vivere la Parola di Gesù. Potremmo dire che la spiegazione della parabola è la sua attualizzazione da parte della comunità. In questa si insiste, in modo del tutto particolare, sulla natura dei diversi terreni e quindi sulla necessità di alcuni atteggiamenti interiori e personali perché la Parola ascoltata venga capita e cresca. Gli uditori sono chiaramente assimilati ai diversi terreni, ognuno dei quali riceve una spiegazione appropriata. Matteo parla di «uno che ascolta»: la parabola non è applicata a un gruppo di persone, ma al singolo uditore, conferendo alla spiegazione un carattere parenetico individuale. L’interpretazione della comunità primitiva non annulla il primo livello di interpretazione, al contrario, lo utilizza come suo fondamento.
Don Tiziano Galati
Responsabile dell’Apostolato Biblico
Ufficio Catechistico
