Dopo le Solennità che seguono il Tempo pasquale, in cui abbiamo meditato la grazia di essere inabitati da Dio Trinità e nutriti dal Corpo e Sangue di Gesù, il Cristo, Maestro e Signore, riprendiamo la sequenza delle domeniche del Tempo ordinario con il racconto della chiamata dei Dodici che, con la loro sequela, prima, e con la loro predicazione, poi, costituiranno il nuovo popolo di Dio, non più fondato sull’appartenenza etnica al popolo di Israele, ma sull’adesione di fede a Gesù e alla sua parola. “L’ascolto della parola del Signore rinnovato ogni giorno è il saldo fondamento della comunità dei credenti. Ecco la comunità credente: il popolo di coloro che ascoltano la parola del Signore. E al cuore delle parole rivolte da Dio a Mosè vi è proprio la richiesta dell’ascolto: “Se darete ascolto (lett.: “se ascoltare ascolterete”; cioè se ascolterete veramente, se prenderete sul serio le mie parole e le porrete nel vostro cuore, ovvero, se le obbedirete facendole divenire vostra volontà), allora sarete mio popolo, anzi: “proprietà particolare, regno di sacerdoti, gente santa” (Es 19,5-6). L’alleanza si regge sull’ascolto obbediente del popolo alla parola di Dio” (Luciano Manicardi).
Il Vangelo di Matteo pone un forte accento sulla chiamata e l’invio missionario dei Dodici e ne rivela la ragione profonda: Gesù “guardando le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore”. Egli solo è il Pastore (Gv 10) e noi tutti siamo “suo popolo e gregge del suo pascolo” (Salmo 99, Responsorio); lo muove a “compassione” un grande amore, definito, nel testo greco, con il termine che descrive l’utero materno e che nell’Antico Testamento, con il suo corrispondente ebraico, sempre indica la misericordia di Dio per i suoi figli. Lo sguardo compassionevole di Gesù genera sempre una chiamata e un invio che è la missione della Chiesa: il benessere spirituale e materiale del popolo. La Chiesa agisce sull’esempio di Gesù che Paolo esalta come Colui che è venuto per dare la vita per la sua gente. Egli è stato inviato dal Padre per salvare gli uomini dall’oppressione del male. Qui Paolo fa una riflessione quanto mai profonda sul significato del sacrificio di Gesù; il valore della donazione di Sé del Cristo infatti si poggia sulla sua unicità ed irripetibilità.
Don Tiziano Galati
Responsabile dell’Apostolato Biblico
Ufficio Catechistico
