Riapre la chiesa della Madonna delle Grazie, patrimonio d’arte e fede restituito al paese

Minervino di Lecce in festa.

La ricorrenza dell’8 settembre, memoria liturgica della Natività della Vergine Maria, ha coinciso per Minervino di Lecce con un atteso ritorno: dopo tre anni di chiusura per cantieri di restauro e consolidamento statico, la Chiesa della Madonna delle Grazie ha riaperto i battenti. L’intervento, reso necessario dalle condizioni strutturali del fabbricato e avviato nel 2022, ha potuto contare sul contributo determinante dei fondi dell’8xmille della Chiesa Cattolica.
A guidare la liturgia di riapertura è stato l’Arcivescovo di Otranto, Mons. Francesco Neri, accolto da una chiesa gremita di residenti, famiglie e giovani. Nel corso della sua riflessione, l’Arcivescovo si è soffermato sul valore comunitario del tempio: il restauro degli spazi fisici e dei beni artistici trova la sua vera ragione d’essere quando risveglia legami sinceri, attenzione reciproca e solidarietà nella vita quotidiana. Ricostruire e curare le mura materiali ha senso solo se si fa crescere, insieme, la trama viva delle relazioni parrocchiali. La funzione religiosa ha poi lasciato spazio a un ritrovo informale sul sagrato, dove i presenti hanno condiviso il sollievo di ritrovare accessibile un luogo legato a tappe significative della vita familiare e personale.
L’edificio, testimonianza preziosa dell’architettura seicentesca locale, reca una precisa iscrizione che fissa l’anno 1680 e la mano dello scultore Giovanni De Bellis, originario di Muro Leccese. Le attestazioni storiografiche e le antiche visite pastorali – tra cui quella condotta nell’Ottocento da Mons. Grande – collegano la nascita dell’edificio a un preesistente insediamento rupestre di matrice basiliana. L’origine del culto trova un riscontro visibile proprio al centro dell’altare, dove una piccola apertura lascia scorgere una porzione di roccia viva con le tracce dell’icona mariana originaria, il cui ritrovamento diede impulso alla devozione popolare.
L’impianto spaziale presenta un elemento costruttivo peculiare: l’aula sorge a un livello inferiore rispetto alla sede stradale. Varcato il prospetto in pietra leccese – scandito da una modanatura dentellata, da un angelo orante e da un medaglione ovale con l’Annunciazione – si scende una rampa di gradini per accedere alla navata unica, un dislivello che attutisce i rumori dell’esterno e favorisce spontaneamente il silenzio.
I restauri appena ultimati si sono concentrati in particolare sul grande altare maggiore in pietra leccese, fulcro prospettico dell’intero spazio. La pulitura e il consolidamento hanno fatto riemergere i rilievi originali delle quattro colonne tortili, scolpite con motivi vegetali, figure zoomorfe e angeli, poste a protezione del dipinto su tela con la Madonna col Bambino e San Giovanni Battista. L’apparato scultoreo si sviluppa con ricchezza lungo l’intera parete di fondo: ai lati spiccano le figure degli apostoli Pietro e Paolo, affiancati nelle nicchie dai simulacri dei santi Fortunato, Ippazio, Oronzo e Nicolò; il coronamento superiore culmina con l’effigie dell’Immacolata sostenuta da angeli, affiancata a sua volta dalle statue delle sante Apollonia e Agata.
Con la riconsegna del cantiere, la chiesa torna a far parte della vita ordinaria della comunità parrocchiale e dei visitatori. L’edificio riprenderà ad accogliere gli appuntamenti cardine della tradizione minervinese: la ricorrenza patronale dell’8 settembre e la celebrazione del 1° maggio per l’apertura del mese mariano, riallacciando il legame con una devozione che, fino a metà Novecento, richiamava in questo luogo frequenti pellegrinaggi dai paesi dell’entroterra salentino.