In memoria di mons. Bruno Musarò

Una vita a servizio della chiesa e della diplomazia pontificia.

Nella mattinata di ieri, sabato 26 settembre 2026, è tornato alla Casa del Padre Mons. Bruno Musarò, Nunzio Apostolico emerito e Arcivescovo titolare di Castro. Colpito negli ultimi tempi da una grave malattia affrontata con serenità e fede cristiana nella sua casa di Andrano, Mons. Musarò lascia la memoria di un lungo e fecondo ministero dedicato alla Chiesa universale e alla Santa Sede.
Nato ad Andrano il 27 giugno 1948, dopo gli studi teologici nel Seminario Regionale di Molfetta era stato ordinato sacerdote il 19 settembre 1971 da Mons. Nicola Riezzo. Proseguiti gli studi a Roma presso la Pontificia Accademia Ecclesiastica e conseguito il dottorato in Diritto canonico, nel 1977 era entrato nel servizio diplomatico vaticano, prestando la propria opera nelle rappresentanze pontificie di Corea, Repubblica Centrafricana, Panama, Bangladesh, Spagna, in Italia e presso la Segreteria di Stato.
Il 3 dicembre 1994 san Giovanni Paolo II lo aveva eletto Nunzio Apostolico a Panama e Arcivescovo titolare di Abari, consacrandolo personalmente all’episcopato il 6 gennaio 1995 nella Basilica di San Pietro. Da allora il suo impegno diplomatico lo ha condotto in numerose sedi nel mondo: in Madagascar, alle Comore, alle Seychelles e a Mauritius (1999), in Guatemala (2004), in Perù sotto il pontificato di Benedetto XVI (2009) e a Cuba (2011). Nel 2015 papa Francesco lo aveva nominato Nunzio Apostolico in Egitto e Delegato presso la Lega Araba, affidandogli successivamente la Nunziatura in Costa Rica (2019), incarico mantenuto fino alla rinuncia per raggiunti limiti di età nel luglio 2023. Il 6 gennaio 2026 gli era stato assegnato il titolo arcivescovile di Castro.
I funerali sono stati celebrati ad Andrano oggi, alle ore 16.00, nella Chiesa parrocchiale di Maria Santissima delle Grazie, con una solenne concelebrazione eucaristica presieduta dall’Arcivescovo di Otranto, Mons. Francesco Neri, alla presenza di diversi confratelli nell’episcopato, numerosi sacerdoti, autorità civili e militari e dell’intera comunità cittadina stretta con affetto attorno alla famiglia.
Nel corso dell’omelia, ispirata alla pagina evangelica dei due figli invitati dal padre a lavorare nella vigna, Mons. Neri ha voluto rileggere l’itinerario umano e spirituale di «don Bruno», come egli amava farsi chiamare con disarmante naturalezza da chiunque lo accostasse. L’Arcivescovo ha ricordato come la ricerca e il compimento della volontà di Dio abbiano costituito il centro della vita di Cristo e la vera radice della fraternità cristiana, la quale richiede sempre l’abbassamento evangelico e la capacità di «mettere amore dove non c’è amore», secondo l’insegnamento di san Giovanni della Croce.
In questa luce, don Bruno è stato innanzitutto un operaio generoso che non ha esitato a dire il proprio «sì» fin dalla giovinezza, spendendosi senza riserve nella diocesi d’origine e poi sulle strade del mondo al servizio della Santa Sede, affrontando con dedizione e spirito di sacrificio i continui trasferimenti da un continente all’altro. Come rappresentante pontificio ha saputo farsi instancabile costruttore di ponti e promotore di dialogo ecumenico e interreligioso, abbattendo ogni distanza non solo attraverso l’esperienza diplomatica, ma soprattutto grazie a una profonda, cordiale e accogliente umanità che rifuggiva ogni formalismo o compiacimento per i titoli ricevuti.
Infine, Mons. Neri si è soffermato sull’ultima stagione terrena del presule, evidenziando il passaggio fecondo dall’amore operoso delle opere e dei progetti a quello, silenzioso ma radicale, della sofferenza. Chiamato negli ultimi tempi ad accostare le labbra al calice della croce nella prova della malattia, don Bruno ha sigillato la sua intima amicizia con il Signore offrendo il proprio corpo, la debolezza fisica e la preghiera fiduciosa, testimoniando fino all’ultimo respiro la fedeltà al Vangelo. Con questo sguardo di speranza pasquale, la Chiesa idruntina e la comunità di Andrano si sono unite nel ringraziamento per il dono della sua vita, affidando la sua anima alla gioia della comunione eterna dei santi.

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L’Arcivescovo Francesco Neri lo ricorda in una lettera per la sua “disponibilità al servizio, la grande competenza, lo sguardo di fede, il senso ecclesiale che hanno caratterizzato i lunghi anni del suo ministero”. E ancora “per la fede sincera, il servizio generoso, la grande umanità”. La lettera integrale