Nei giorni scorsi, si è svolto a Otranto “Lythostrata. Il pavimento nello spazio liturgico cristiano”, il IV appuntamento del ciclo di convegni internazionali dal titolo “L’Eterno nel Tempo – Arte e Architettura cristiane tra Oriente e Occidente”, preziosa occasione di approfondimento sul tema della bellezza cristiana e di dialogo tra le chiese Cattolica e Ortodossa, a cura dell’Associazione Pantaleone.
Il titolo scelto quest’anno è riferito al pavimento, uno degli elementi più antichi e più eloquenti dello spazio cristiano. È la superficie che sostiene il cammino, accoglie l’assemblea, orienta lo sguardo e accompagna verso l’altare.
E allora anche un pavimento può diventare molto più di un pavimento. Può diventare racconto, orientamento, memoria, soglia. Può diventare cammino.
Il primo giorno, la conferenza inaugurale nella Cattedrale di Otranto, e, successivamente, tre sessioni di lavoro presso la Sala Congressi del Resort I Basiliani.
Don Enzo Vergine, incaricato diocesano per l’Edilizia di Culto e i Beni culturali ecclesiastici – Otranto, e Presidente dell’Associazione Pantaleone, ha introdotto l’iniziativa: “Fin dall’inizio abbiamo voluto che L’Eterno nel Tempo fosse un luogo nel quale teologia, liturgia, arte, architettura, storia, archeologia e restauro potessero incontrarsi e interrogarsi reciprocamente. E abbiamo voluto farlo tenendo insieme storia e contemporaneità, nella convinzione che una conoscenza profonda della Tradizione che ci precede non debba condurci alla sua semplice ripetizione, ma possa offrire stimoli e intuizioni capaci di dare nuovo impulso alla ricerca artistica contemporanea”.
“C’è poi un’altra caratteristica alla quale siamo particolarmente affezionati”, ha proseguito: “a Otranto, Oriente e Occidente non sono soltanto due categorie geografiche o culturali. Appartengono alla nostra storia. Lo testimoniano questa città, la sua vicenda millenaria, il mosaico della Cattedrale e ciò che rimane del grande monastero italo-greco di San Nicola di Casole, che per secoli fu luogo di cultura, di relazioni e di scambi. Vorremmo che questa antica vocazione di Otranto continuasse, nel nostro piccolo, anche attraverso questi incontri. Perché accanto all’obiettivo della ricerca ce n’è un altro al quale teniamo molto: costruire relazioni, amicizie, legami personali e istituzionali. In questi anni ne sono nati molti, ci hanno arricchito e ci auguriamo che possano continuare a crescere”.
L’Arcivescovo Francesco Neri ha accolto, sostenuto e accompagnato questa iniziativa e, ancora una volta, ha voluto esserne parte attiva relazionando sul tema “Come in cielo, così in terra: riflessioni tra fede e cultura”.
“Ci sono delle esperienze che fanno parte del cosmo, la sua esistenza in primo luogo, perché esiste qualcosa anziché niente”.
Il suo intervento si è soffermato su tre passaggi: tra fede e cultura, il cielo e la terra come luoghi, il cielo e la terra come stati. “Chiamo fede il riconoscimento di un mistero che attraversa la realtà, la percezione di un mistero che si trova al fondo di tutte le cose, al di là di tutte le cose. Di un mistero che è profondamente immanente e profondamente trascendente. Questo mistero si può per comodità chiamarlo Dio, ma è essenzialmente quello che fa scaturire questa esperienza di stupore. È dallo stupore che nasce la ricerca del mistero. Da questo mistero l’uomo si sente dipendente, perciò ne va alla ricerca”.
Tre giorni intensi e ricchi di spunti che ci hanno certamente insegnato a “soffermarci su ciò che abitualmente sta sotto i nostri piedi, per domandarci quali forme possa assumere oggi quello stesso desiderio di bellezza, di senso e di trascendenza”, ha infine detto Don Enzo Vergine.
