“Il Signore mi donò dei fratelli”

La Chiesa come fraternità battesimale.

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Carissimi fratelli, carissime sorelle,
gli Orientamenti pastorali per il triennio 2026-2028 si intitolano «Chiesa di Martiri… Avanti!». La speranza, il nostro futuro, i giovani.
Nel primo anno abbiamo privilegiato l’annuncio del Vangelo agli adolescenti e ai giovani. Ovviamente, tale annuncio rimane e rimarrà un obbiettivo prioritario e permanente.
Nel Convegno Pastorale Diocesano, che si è tenuto ad Otranto nei giorni 16-18 settembre 2026, ci siamo interrogati sulla radice dell’evangelizzazione e della missione, che è l’identità della Chiesa come fraternità battesimale. Questo è dunque il nucleo attorno al quale ruotano gli Orientamenti per il secondo anno del triennio.
In questo anno giubilare francescano, intitolo gli Orientamenti diocesani con un’espressione che san Francesco usa nel suo Testamento, uno scritto redatto prima della sua morte, nell’ottobre del 1226: «Il Signore mi donò dei fratelli». Il Santo di Assisi ci accompagni a conquistare il dono della fraternità.

1. Annunciare il Vangelo e amministrare il Battesimo
Il Signore Risorto, nello Spirito Santo, ha costituito la Chiesa come comunione e l’ha inviata ad annunciare il Vangelo. «Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo» (Mt 28, 19. Cf anche Mc 16, 15s; Lc 24, 47s; At 1, 8; Gv 20, 21-23). La Chiesa è dunque una comunità missionaria il cui compito è l’annuncio del Vangelo. Questa missionarietà ci è stata rilanciata dall’Esortazione apostolica Evangelii gaudium di Papa Francesco, che Papa Leone XIV ha confermato come il quadro di riferimento della Chiesa contemporanea.
Le parole del Risorto riportate nel testo citato ci fanno però notare che, se l’annuncio del Vangelo è il primo atto della missione, il compimento di questa sta nell’amministrazione del Battesimo. Il Battesimo, infatti, è la via principale e certa attraverso la quale ci viene donata la salvezza della vita nuova. Il primo sacramento dell’Iniziazione ci associa e ci conforma al Signore Gesù e alla sua Pasqua, immergendoci nella sua Croce, in cui viene crocifisso l’uomo vecchio, e facendoci partecipi della sua Risurrezione, attraverso il dono dello Spirito, il quale ci dona la caparra della vita divina, e ci rende figli di Dio, «e lo siamo realmente!» (1Gv 3, 1).
Il Battesimo è dunque un mistero pasquale e trinitario, ma è per conseguenza anche un mistero ecclesiale, in quanto incorpora nella Chiesa, il nuovo popolo di Dio, «un popolo radunato dall’unità del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo» (Lumen gentium, 4). La Chiesa è una fraternità battesimale.

2. Il Battesimo, fondamento della fraternità ecclesiale
Il fondamento battesimale della Chiesa implica, da un lato, che «comune è la dignità dei membri per la loro rigenerazione in Cristo, comune la grazia dei figli, comune la vocazione alla perfezione, una sola salvezza, una sola speranza e una indivisa carità. Nessuna ineguaglianza quindi si ha in Cristo e nella Chiesa per riguardo alla stirpe o alla nazione, alla condizione sociale o al sesso. […] Quantunque alcuni per volontà di Cristo siano costituiti dottori, dispensatori dei misteri e pastori per gli altri, vige fra tutti una vera uguaglianza per quanto riguarda la dignità e l’azione comune a tutti i fedeli nell’edificare il corpo di Cristo» (Lumen gentium, 32).
Dall’altro lato, per virtù del Battesimo, «tutti nella Chiesa, sia che appartengano alla gerarchia, sia che siano retti da essa, sono chiamati alla santità. […] Questa santità della Chiesa costantemente si mani-festa e si deve manifestare nei frutti della grazia che lo Spirito produce nei fedeli; si esprime in varie forme in ciascuno di quelli che tendono lla carità perfetta nella linea propria di vita ed edificano gli altri» (Lumen gentium, 39). «Tutti coloro che credono nel Cristo di qualsiasi stato o rango, sono chiamati alla pienezza della vita cristiana e alla perfezione della carità. […] Così la santità del popolo di Dio crescerà in frutti abbondanti, come è splen-didamente dimostrato nella storia della Chiesa dalla vita di tanti santi» (Lumen gentium, 40).
Nel solco del Concilio, il Battesimo è stato richiamato come la base della con-versione missionaria e sinodale da diverse proposizioni del Documento finale della XVI Assemblea generale del Sinodo dei Vescovi: Per una Chiesa sinodale: comunione, partecipazione, missione; dal Documento di sintesi del Cammino sino-dale delle Chiese che sono in Italia: Lievito di pace e di speranza; dalle Linee di orientamento della CEI per l’attuazione del Documento di sintesi: Radicati e costruiti in Cristo.
I battezzati sono dunque tutti dotati di uguale dignità, tutti chiamati alla santità, tutti incaricati della missione. «Tutti, tutti, tutti», come usava dire Papa Francesco.

3. Gli ostacoli da superare
Dal confronto tra i partecipanti al Convegno Pastorale diocesano, sono emerse indicazioni circa gli ostacoli da superare e le azioni da compiere, per progredire verso la meta della fra-ternità battesimale. Vi aggiungo le indicazioni emerse dal Consiglio Pastorale diocesano, dal Consiglio Episcopale, dal Consiglio Presbiterale. Le presento qui di seguito, affinché possiamo confrontarci con esse. Incomincio con gli ostacoli.
• L’ambizione di potere, che – prima della Pasqua e della Pentecoste – segnava gli stessi apo-stoli, ognuno interessato ad essere il più grande, cioè il più potente (cf Lc 9, 46). Il Vangelo ci insegna che la grandezza sta nell’amore, non nel potere. Gesù è stato il più grande nell’amore (cf Gv 15, 13), e noi suoi discepoli dobbiamo seguirlo nella ricerca del primato dell’amore.
• L’immaturità delle relazioni, appesantite da gelosie, incomprensioni, pettegolezzi. Occorre tutta la vita per imparare ad amare, per imparare ad essere padre, madre, fratello, sorella, figlio, figlia, amico. Il cristiano deve accettare con umiltà di dover riprendere ogni giorno, fino all’ultimo giorno, il cammino che conduce alla pienezza dell’amore.
• L’individualismo, che mette l’io al di sopra e prima del noi. Il pronome «io» – ha osservato un poeta – è quasi uno strascico del peccato originale. Ma la Chiesa è un “noi”. Sebbene la professione di fede sia attualmente proclamata al singolare, in realtà essa è sempre al plurale: «noi crediamo». L’individualista pensa: «la comunità per me», e antepone a tutto gli obiettivi personali. Il battezzato invece pensa: «io per la comunità», ed è pronto anche a sacrificare i propri interessi al bene comune.
• Il clericalismo è una variante dell’individualismo che tocca tanto i chierici quanto i laici, come ha insegnato Papa Francesco. È un atteggiamento di distanza e di superiorità, per cui ci si dimentica del comune denominatore costituito dal Battesimo, e ci si pone al di fuori e al di sopra del Popolo di Dio, e non in mezzo ad esso.
• L’autoreferenzialità degli istituti di vita consacrata, delle associazioni e dei movimenti, ma talora anche delle parrocchie, rispetto al cammino della Diocesi. È ovviamente dallo Spirito Santo che tali realtà sono suscitate, e la loro estensione nazionale o mondiale aiuta la Diocesi ad allargare il respiro oltre i propri confini territoriali. Tuttavia, come la Chiesa uni-versale sussiste nelle Chiese particolari, così anche le comunità religiose, i movimenti e le aggregazioni laicali sono chiamate ad inserirsi col proprio carisma nel cammino della Chiesa diocesana. Padre Benigno Papa, cappuccino originario di Spongano, divenuto poi Arcivescovo di Taranto, affermava che, in virtù del Battesimo, tutti i cristiani hanno in comune il novanta per cento della loro identità, mentre le dif-ferenze sono concentrate nel residuo dieci per cento. Il tutto, infatti, è superiore alla parte, insegna l’Evangelii gaudium (234-237), e le singole parti trovano senso nel tutto.

4. Gli esercizi da compiere
Sin qui gli ostacoli da superare. Ora consideriamo gli esercizi da compiere per arrivare al traguardo.
• Il primo è la ricollocazione della fraternità nell’orizzonte della fede. Sebbene vi siano molti eccellenti valori umani per far parte della Chiesa, tuttavia la base della vita ecclesiale è teolo-gale: è il cammino di fede. Occorre dunque rifondarsi continuamente sul modello della Chiesa delle origini, perseverante «nell’insegnamento degli apostoli e nella comunione, nello spezzare il pane e nelle preghiere» (At 2, 42).
• Un posto centrale è occupato dal regolare funzionamento degli organismi di partecipazione già previsti a livello diocesano, vicariale e parrocchiale: il Consiglio Pastorale diocesano, il Consiglio Episcopale, il Consiglio Presbiterale, i Consigli Pastorali vicariali, i Consigli Pasto-rali parrocchiali. Sono spazi fondamentali per la crescita nella reciproca conoscenza e nella corresponsabilità.
• In modo speciale la liturgia non può essere un insieme di riti, ma va collegata e integrata con l’edificazione della comunione fraterna (la koinonìa) e la sollecitudine verso i poveri (la diakonìa). Il Battesimo, infatti, è l’inizio di un cammino che culmina nell’Eucaristia, forma della santità cristiana. E la grazia di remissione dei peccati che ne scaturisce, va rigenerata con il sacramento della Riconciliazione che è necessario riscoprire e frequentare con regolarità.
• La missionarietà del laicato esige un nuovo impulso alla Consulta delle Aggregazioni laicali, quelle legate ad un carisma particolare e quelle legate all’esercizio di una professione.Tra le prime, in Diocesi sono presenti ad esempio l’Azione Cattolica, l’AGESCI, l’Ordine Francescano Secolare, i Cooperatori Salesiani, Comunione e Liberazione, il Rinnovamento nello Spirito, i Servi della Sofferenza, il CVS e l’UNITALSI.Tra le associazioni a base professionale ricordo quelle che raccolgono i Giuristi, i Com-mercialisti, i Medici, gli Insegnanti, gli Artisti. La loro missione è dotata di grandi potenzialità nei settori in cui operano. Con la competenza e lo stile evangelico conferito al lavoro, posso-no far incontrare il Signore ai loro colleghi e ai loro utenti, attraverso vie che solo ai laici è possibile percorrere.
• Un ricco patrimonio di fraternità, spiritualità e carità, è rappresentato dalle cinquanta Confraternite presenti nella Diocesi. Rivolgendosi ai loro rappresentanti il 16 gennaio 2023, Papa Francesco ne ha tracciato il compito, che ben le inserisce nel processo di conversione sinodale e missionaria: «Vi incoraggio a coltivare con impegno creativo e dinamico la vostra vita associativa e la vostra presenza caritativa, che si fondano sul dono del Battesimo e che comportano un cammino di crescita sotto la guida dello Spirito Santo. Vorrei poi invitarvi ad articolare il vostro cammino secondo tre linee fondamentali: evangelicità, ecclesialità e missionarietà».
• La natura teologale della Chiesa non esclude ma anzi esige la promozione della sua di-mensione umana. Infatti, come insegna il Concilio, «chiunque segue Gesù Cristo, uomo perfetto, diventa lui pure più uomo» (Gaudium et spes, 41). Don Tonino Bello affermava che il più bel complimento che si potrebbe fare ad un sacerdote, sarebbe di dire di lui: «Come è umano quel sacerdote, è un sacerdote umano». Lo si dovrebbe poter dire sem-plicemente di ogni cristiano. Occorre dunque una formazione continua di chierici e laici insieme, una formazione sinodale, affinché il comune cammino di santità si incarni nella maturità umana, che ha un valore quasi sacramentale.
• Nella formazione, un posto particolare deve occupare l’apprendimento dell’arte di una comunicazione adeguata, poiché molti attriti e conflitti nascono da equivoci e incomprensioni. L’importanza del dialogo è continuamente ripresa dalla Chiesa come uno strumento della sua missione, ma il primo ambito in cui occorre imparare a dialogare è proprio quello interno alla comunità ecclesiale, poiché la vita in generale – e la vita cristiana in particolare – è «l’arte dell’incontro» (cf Fratelli tutti, 198-224).
• Nell’ambito della comunicazione, si inserisce la valorizzazione degli strumenti di comunicazione, che la Diocesi ha approntato ed aggiorna continuamente: il sito web, le pagine sui social Facebook ed Instagram, i canali WhatsApp e YouTube, i podcast sul canale Spotify, la newslet-ter mensile.
• Infine, poiché la conoscenza scaturisce dall’esperienza, sono necessari alla vita delle parrocchie e della Diocesi i momenti in cui ci si incontra in semplicità e libertà, senz’altro scopo che di stare insieme nella gioia e nella festa, condividendo il tempo e il cibo, crescendo nella concreta conoscenza vicendevole e facendo nostra l’esclamazione del Salmo 133: «Ecco, com’è bello e com’è dolce che i fratelli vivano insieme!».

5. La fraternità battesimale nella conversione sinodale e missionaria
Come è facile comprendere, la conversione alla fraternità battesimale è dunque un aspetto della conversione sinodale e missionaria, che la Chiesa Idruntina è chiamata a compiere, insieme a tutta la Chiesa universale.
La conversione sinodale è imparare a camminare insieme, è superare l’isolamento e l’individualismo, condividere la responsabilità della fede tra tutti i battezzati, al di là delle vocazioni specifiche. Ciò esige l’ascolto: l’ascolto dello Spirito Santo e l’ascolto delle persone, specialmente dei poveri e dei fragili. Esige il superamento del clericalismo, il passaggio dalla logica del potere alla logica del servizio. La conversione sinodale ci porta ad essere più vicini tra di noi cristiani.
La conversione missionaria è diventare sempre più Chiesa in uscita. Essa spinge la comunità a non chiudersi in se stessa, a superare l’autoreferenzialità, per andare verso il mondo, per incontrare ogni uomo e ogni donna del nostro tempo. Essa spinge a passare dall’offerta di riti (le “cerimonie”, come si sente dire spesso), al primato dell’annuncio del Vangelo e alla pratica della carità. La conversione missionaria ci porta ad essere più vicini al mondo.
Rivolgendosi alla comunità del Seminario Regionale di Molfetta, il 3 settembre 2026, Papa Leone XVI ha toccato entrambe le prospettive, offrendo osservazioni preziose anche per noi. La sinodalità implica che «la fatica della vita spirituale è sostenuta dalla bellezza della fraternità e della condivisione della missione. Infatti, sul monte Gesù non chiama un uomo solo, ma ne chiama dodici, dalle personalità più disparate e talvolta improbabili al nostro sguardo. Il Signore li raduna, li tiene uno accanto all’altro, affinché imparino che la Chiesa si vive insieme: non è proprietà di nessuno di noi, e tutti siamo chiamati ad amarla e a servirla come un unico corpo». La missionarietà porta i Dodici a scendere dal monte e, dietro loro, anche noi per far incontrare Gesù «a quelle famiglie che tirano avanti con fatica, ai ragazzi che a vent’anni fanno la valigia per cercare lavoro, agli anziani soli, agli emarginati, a coloro che hanno smarrito il senso dell’esistenza».
Potremmo essere scoraggiati dal fenomeno della riduzione del numero dei bambini che vengono battezzati e delle uscite volontarie dalla Chiesa. Ma dobbiamo invece aver fiducia nell’azione dello Spirito, che suscita nei cuori il desiderio di Dio, anche al di là delle nostre iniziative pastorali. Pensiamo alla Francia, dove si è recato pellegrino nei giorni scorsi Leone XIV: tredicimila adulti hanno ricevuto il battesimo durante la Pasqua del 2026, e ottocentomila persone hanno partecipato all’Eucaristia celebrata dal Papa a Parigi.
Nel Pastore di Erma, un’opera del II secolo, la Chiesa viene simboleggiata da una torre fondata sull’acqua e composta di pietre diverse tra loro, alcune già pronte per la costruzione, altre ancora bisognose di lavorazione. Ci doni il Signore, in questo nuovo anno pastorale, di riscoprire la grazia del Battesimo e di lasciarcene edificare sempre più come fraternità che in comunione cammina per le strade del mondo, con la gioia di far incontrare ogni uomo e ogni donna con il Signore Gesù.

Lettera pastorale 2026

✢ Francesco Neri OFMCap
Arcivescovo di Otranto