I DI QUARESIMA

La riflessione di Don Tiziano Galati.

Il percorso quaresimale si apre sempre con il racconto delle tentazioni di Gesù nel deserto e della sua vittoria sulle provocazioni che il diavolo, cioè colui che pone separazione (secondo il significato del suo nome), gli lancia per verificare quanto Gesù è obbediente alla volontà del Padre. Due tentazioni su tre, infatti, si aprono con questa formula: “Se sei figlio di Dio” (vv.3.6). “Qui appare chiaro il nocciolo di ogni tentazione: rimuovere Dio, che di fronte a tutto ciò che nella nostra vita appare più urgente sembra secondario, se non superfluo e fastidioso…È in gioco Dio: è vero o no che Lui è reale, la realtà stessa? È Lui il Buono o dobbiamo inventare noi stessi ciò che è buono? La questione di Dio è la questione fondamentale, che ci conduce al bivio dell’esistenza umana” (Ratzinger J.-Benedetto XVI, Gesù di Nazaret, Milano 2007, 50-51). Quello che sta davanti al credente di tutti i tempi è il bivio della possibilità di aderire o meno alla Parola di Dio. I due esempi contrapposti sono Cristo, che in tutto si è richiamato a questa Parola, e la coppia dei progenitori che, invece, ha messo in dubbio la Parola creatrice di Dio perché spinta al dubbio, all’inganno. Il serpente perverte il comando di Dio (3,1: «È vero che Dio ha detto: “Non dovete mangiare di alcun albero del giardino”?» mentre Dio aveva detto in Gen 2,16-17a: «Tu potrai mangiare di tutti gli alberi del giardino, ma dell’albero della conoscenza del bene e del male non devi mangiare») facendo sorgere il dubbio nel cuore di Eva, che nel riferire le parole di Dio al serpente, introduce dei cambiamenti significativi).  L’astuzia del serpente, che è emersa nelle sue parole, ha già colpito la donna perché stravolge il rapporto da vivere con Dio, facendo vedere il comando di Dio come una legge arbitraria e assurda e non più come una legge di vita, secondo le parole del Creatore. Nella Seconda Lettura Paolo crea un’antitesi perfetta costruita sul verbo greco akoúeiv, ascoltare, che attraverso le due preposizioni greche che lo compongono parà e upò, lo caratterizzano come disobbedienza o obbedienza. L’apostolo, infatti, dice che a causa dell’atto di disobbedienza tutta l’umanità è diventata peccatrice, ma ci da anche la speranza che per l’obbedienza di Gesù tutta l’umanità è giustificata, cioè redenta e salvata (v.19).

Don Tiziano Galati
Responsabile dell’Apostolato Biblico
Ufficio Catechistico