Dall’eco della sala clementina alla vita nel mondo: la voce di rafi e il cammino con i seminaristi di Otranto

Rafi Ghattas, seminarista al primo anno del Patriarcato di Gerusalemme.

«Mi piace l’eco in questa sala». È bastata una battuta spontanea all’ingresso nella Sala Clementina per sciogliere la fatica del viaggio da Molfetta a Roma e lasciare spazio a un’emozione profonda, impressa per sempre nel cuore di chi quel giorno indossava per la prima volta l’abito talare nero: Rafi Ghattas, seminarista al primo anno del Patriarcato di Gerusalemme.
Accanto a lui, tra i giovani in formazione del Pontificio Seminario Regionale Pugliese e del Seminario di Aversa, una presenza viva e calorosa è stata quella dei seminaristi dell’Arcidiocesi di Otranto, giunti in Vaticano insieme a don Lucio Greco, sacerdote idruntino e padre spirituale nell’équipe formativa dello stesso Regionale.
Dalla risposta al riverbero festoso degli applausi, il Santo Padre ha tratto l’avvio per una riflessione andata dritta al cuore del cammino vocazionale: la sosta prolungata e quotidiana con il Maestro. La chiamata evangelica non poggia su presunti meriti o capacità straordinarie, ma sulla libera scelta del Signore; per questo gli anni di seminario non costituiscono una parentesi che congela la missione, ma la stagione feconda del discernimento, dello studio e della preghiera, da vivere senza scorciatoie accanto ai formatori e ai compagni di strada.
Centrale è stato l’invito alla comunione fraterna: la sequela di Cristo non ammette l’isolamento. Il Papa ha esortato i futuri presbiteri a non restare arroccati sulla vetta della contemplazione, ma a scendere dal monte verso la vita reale, incontro alle famiglie provate dalle difficoltà quotidiane, ai giovani disorientati, agli anziani soli e a quanti vivono nell’emarginazione.
Una consegna che per Rafi, giunto in Puglia da una Gerusalemme ferita e lontana dai suoi affetti più cari, risuona con particolare forza: vivere l’esperienza formativa insieme ai compagni di Otranto e della Puglia come preparazione concreta al ritorno tra la sua gente. L’eco più autentica chiesta ai futuri sacerdoti non può infatti restare confinata tra le mura dei palazzi vaticani: è la vita intera che è chiamata a farsi cassa di risonanza del Vangelo, traducendosi in vicinanza feriale, servizio e letizia della testimonianza.