ASCENSIONE

La riflessione di Don Tiziano Galati.

Il mistero dell’Ascensione indica l’esaltazione del Figlio di Dio, è il compimento di quello che Gesù ha detto nel processo presso le autorità del Sinedrio prima della sua morte, quando aveva preannunziato: “d’ora innanzi vedrete il Figlio dell’uomo seduto alla destra della Potenza e venire sulle nubi del cielo” (Mt 26,64). Con questa esaltazione del Figlio di Dio comincia il tempo della Chiesa che ha la sua missione proprio da Cristo glorificato: “fare discepole tutte le genti” attraverso il battesimo, cioè attraverso l’immersione nel mistero d’amore di Dio. Questi gentili, come conseguenza del fatto di essere diventati anche loro discepoli, dovranno essere battezzati nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo: in questa formula si mostra come il battesimo, amministrato originariamente nel nome di Gesù, comporti non solo un coinvolgimento nella persona e nell’insegnamento del Figlio, ma anche un’immersione per mezzo suo nel Padre e nello Spirito Santo. L’azione della Chiesa avviene comunque nella presenza misteriosa del Signore Gesù che promette di essere sempre con i suoi. Il Vangelo di Matteo è caratterizzato da questo Dio che è con noi: dall’annuncio dato a Giuseppe e dalla nascita di Gesù (Mt 1,23) fino alla pagina che la Liturgia oggi ci consegna. Il battesimo apre la porta alla partecipazione al corpo di Cristo, all’inserimento nel suo mistero, ma è anche promessa per il futuro, come descrive l’apostolo Paolo nella Seconda Lettura. Lo Spirito che guida la Chiesa aiuta il credente a comprendere la speranza alla quale è chiamato e l’eredità con i santi. La rivelazione di Dio non ha dunque un carattere intellettuale, ma tocca il cuore dei destinatari aprendoli alla speranza di poter conseguire l’«eredità tra i santi», cioè la piena comunione con lui che consiste nella partecipazione alla sua gloria. Questa è possibile per il mistero dell’esaltazione di Cristo avvenuto nella Resurrezione dai morti e nell’ascensione alla destra di Dio al di sopra di ogni principato e potestà, in forza della quale egli è diventato il capo della Chiesa che è il suo corpo. I destinatari dell’azione di Dio, di «ogni benedizione», sono coinvolti nel suo progetto salvifico non solo perché sono associati alla condizione filiale di Cristo e sono diventati partecipi della redenzione, ma perché sono inseriti nel processo di «rivelazione e comunicazione» sapienziale, diventando in qualche modo consapevoli e responsabili della trasmissione «missionaria» di questo «mistero» di Dio, che ha il suo centro e culmine in Cristo.

Don Tiziano Galati
Responsabile dell’Apostolato Biblico
Ufficio Catechistico