«Scherza coi fanti e lascia stare i santi», recita il proverbio popolare. Eppure, a Palmariggi si è scelto di ribaltare l’antico detto dimostrando che con i santi ci si può anche sedere a tavola. L’occasione è stata la seconda serata del terzo ciclo di cene promosso dalla parrocchia di San Luca evangelista, ospitata negli spazi dell’Oratorio «Famiglia di famiglie».
L’iniziativa, nata come percorso di «A cena con la Bibbia», propone da tre anni un accostamento originale: gustare pietanze ispirate a fonti storiche o a pagine bibliche, mentre se ne approfondisce il contesto spirituale e culturale. Guidata dal parroco, una squadra affiatata di parrocchiani e parrocchiane si mette periodicamente ai fornelli per sperimentare ricette lontane dai consueti itinerari gastronomici locali, accogliendo a ogni appuntamento una media di cento commensali, con presenze oscillate nel tempo tra i sessanta e i centoventi partecipanti.
In questo secondo appuntamento dell’anno la proposta si è rinnovata, aprendo il menù alle consuetudini alimentari e alle vicende legate ad alcune grandi figure della tradizione cristiana. Il percorso gastronomico si è aperto con la schiacciata con capperi e cipolla di san Colombano, è proseguito con le lasagne dei monaci bolognesi e la farinata d’erbe di sant’Ilarione di Gaza, per concludersi con i biscotti speziati di sant’Ildegarda di Bingen.
Il filo conduttore della serata ha messo a confronto registri di vita differenti: da un lato l’austerità penitenziale, dall’altro le debolezze della gola. La schiacciata di san Colombano, abate e fondatore di Bobbio, ha richiamato la rigorosa sobrietà della sua Regola monastica, che prescriveva un nutrimento serale leggero a base di verdure, legumi, acqua e una piccola pagnotta, mirato a sostentare il corpo evitando la pesantezza del ventre e della mente. A questa misura si è contrapposto l’episodio comico e disordinato tramandato dalle Novelle Porretane dell’umanista quattrocentesco Giovanni Sabadino degli Arienti: la vicenda dei monaci di San Proclo a Bologna che, davanti a un fumante catino di lasagne condite con formaggio grattugiato – preparate da un cuoco tedesco in un venerdì di magro – finirono per ustionarsi la lingua per l’ingordigia, scambiandosi imprecazioni tra loro e con il cuoco stesso.
La riflessione si è poi soffermata sul senso del limite e della proporzione nel rapporto con il nutrimento. Ne offre una testimonianza radicale sant’Ilarione di Gaza, la cui rigida condotta anacoretica è stata descritta da san Girolamo: una vita scandita da dosi minime e calibrate, passando nel corso degli anni da mezzo sestario di lenticchie crude a poche once di pane d’orzo con erbe selvatiche scondite, fino alle minestre leggere della vecchiaia, misurate sul bilancino per sostenere le ultime forze senza cedere all’appetito.
A chiudere l’itinerario è stata l’eredità medica e mistica di sant’Ildegarda di Bingen attraverso i suoi celebri biscotti speziati, antesignani del panpepato e dei dolci natalizi allo zenzero. La badessa renana riteneva che quella miscela di aromi naturali avesse il potere di rasserenare l’animo, rischiarare i pensieri e rinvigorire i sensi, raccomandando però una posologia precisa per custodirne l’effetto benefico: non oltre tre biscotti al giorno per i piccoli e cinque per gli adulti.
La serata ha così mostrato come l’alimentazione, riletta attraverso la sapienza dei padri e delle madri della fede, possa trasformarsi in una piacevole lezione di moderazione, cultura e vita fraterna condivisa.

A tavola con i santi
Sapori, storia e spiritualità tra le ricette dell’antichità cristiana.
