«Chiesa di Martiri… Avanti!» La speranza, il nostro futuro, i giovani

Orientamenti pastorali per il triennio 2025-28.

1. «I vostri anziani faranno sogni, i vostri giovani avranno visioni»

Carissimi fratelli, carissime sorelle, si conclude il Giubileo della Speranza, non per essere archiviato, ma per imprimere un impulso alla vita della nostra Chiesa diocesana.
I molti problemi del nostro tempo potrebbero insinuare una certa sfiducia, spingerci a pensare che i nostri sforzi per migliorare siano inutili, ma questa sarebbe una tentazione. Se infatti crediamo che Dio nello Spirito Santo ha strappato Gesù dalla morte, risuscitandolo a vita eterna, noi battezzati dobbiamo partire dalla forza vulnerabile ma vittoriosa dell’amore, che ha sempre l’ultima parola, e da qui organizzare il futuro, per quanto dipende da noi, sognarlo e progettarlo: «I vostri anziani faranno sogni, i vostri giovani avranno visioni» (Gl 3, 1; At 2, 17).
E dunque verso dove la Chiesa Idruntina è spinta dallo Spirito a camminare nel suo prossimo futuro?
Il Giubileo ha rilanciato la centralità della virtù teologale della speranza nella vita cristiana, la speranza che è la previsione di un bene davanti a noi. Da un certo punto di vista, l’età più adatta alla speranza è la giovinezza: i giovani, infatti, hanno ancora tutta la vita davanti a sé. È dunque sembrato coerente, sia con il cammino giubilare sia con la nostra società salentina, orientare il cammino diocesano per il prossimo triennio ad una speciale attenzione verso i giovani.
Ovviamente, tale opzione preferenziale per i giovani è strettamente connessa ad altre problematiche. Ne abbiamo trattato durante il Convegno pastorale diocesano (9-11 settembre 2025), che si intitolava “La Chiesa Madre accompagna il cammino di ragazzi, adolescenti, giovani e famiglie”. Sino a non molto tempo fa, in Italia la trasmissione della fede e della cultura scaturiva dalla famiglia, dalla scuola e dalla parrocchia. Oggi, però, tali centrali educative sono per così dire “liquide”, e i vecchi canali di trasmissione risultano obsoleti. Il mondo cambia ogni giorno, e Papa Francesco ci ha avvertito che non siamo in un’epoca di cambiamento ma in un cambiamento d’epoca. Papa Leone, a sua volta, ha rimandato le priorità della Chiesa contemporanea, tra luci e ombre: l’impegno per la pace, la salvaguardia del creato, la tutela dei diritti della persona umana, l’ambiente digitale, l’intelligenza artificiale. Nel nostro territorio si aggiungono alcune problematiche specifiche, come la diffusione della violenza verso e tra i minori, l’abbandono della scuola, la necessità di lasciare il Salento in cerca di lavoro altrove.
E dunque, secondo la prospettiva adottata nel Convegno, come la Diocesi deve diventare sempre più Chiesa Madre che accompagna i giovani all’incontro con Gesù Cristo?
Inoltre, la vita quotidiana della Chiesa si svolge nella parrocchia. Ebbene, come la parrocchia è chiamata a rinnovarsi per rispondere alle esigenze di una società sempre meno legata ad un solo territorio? E in particolare, come risistemare l’amministrazione dei sacramenti dell’iniziazione, che sono in certa misura la principale occasione di contatto tra la Chiesa e la gente?
E ancora, poiché occuparsi dei giovani implica il riferimento alle loro famiglie, come accompagnare la famiglia, che oggi si presenta spesso fragile e differenziata nella sua forma?
Alla consegna di questi Orientamenti, redatti in stile essenziale e pragmatico, pervengo dopo una serie di passaggi. Il primo è stato il Convegno pastorale diocesano, l’ultimo è stato la riunione congiunta del Consiglio presbiterale e del Consiglio pastorale diocesano. Nel mezzo, riunioni di altri organismi e soggetti ecclesiali. Ne ho raccolto le indicazioni. Si tratta perciò di un testo caratterizzato da un’impronta sinodale, conforme allo stile che la Chiesa vuole sempre più intensamente imprimersi. Poiché l’anno pastorale è già iniziato, alcuni passi di questo cammino sono già stati compiuti. Le iniziative offerte di seguito non saranno forse rivoluzionarie, ma hanno il pregio di essere scaturite dall’apporto di tutti.

2. Convertire il cuore dei padri verso i figli e il cuore dei figli verso i padri

Per incontrare i giovani, e farli incontrare con Gesù Cristo, la Chiesa Idruntina è chiamata ad intraprendere una conversione pastorale: il cuore dei padri deve convertirsi verso i figli (cf Mal 4, 6).

2.1. Il primo passo sta nell’accorgersi dei giovani, cioè porli nel cuore, farli sentire amati, guardandoli con amore e ascoltandoli, accogliendoli senza giudicarli.
Ognuno di noi ha bisogno di uno sguardo d’amore, che lo faccia sentire riconosciuto nel suo valore e nella sua unicità, come quello che Gesù ha donato al giovane ricco (cf Mc 10, 21). Ognuno di noi ha bisogno di essere ascoltato con attenzione negli interrogativi e nelle preoccupazioni che agitano l’animo, come ha fatto Gesù verso i primi due discepoli (cf Gv 1, 38).
Abbiamo iniziato questa pratica di ascolto nel Giubileo dei giovani, il 28 novembre in Cattedrale, e l’esperienza proseguirà stabilmente in altri luoghi. Prima ancora di offrire risposte, vogliamo ascoltare le domande dei giovani. Così ha sempre fatto la Chiesa, annunciando il Vangelo che è lo stesso ieri, oggi e sempre, ma accentuandone alcuni particolari aspetti, a seconda dei luoghi e dei tempi.

2.2. La sede di questa accoglienza è la parrocchia, che è il luogo dove la Chiesa, famiglia di figli e fratelli, vive la propria vita quotidiana.
Appunto di una famiglia la parrocchia deve avere il clima ed il sapore. Il Vangelo si diffonde non per costrizione ma per attrazione e non c’è niente di più attraente dell’amore. Dei cristiani il mondo dovrebbe sempre poter esclamare: «Guarda come si amano!», e questo sarà sempre il più efficace strumento di evangelizzazione. Papa Francesco, rivolgendosi all’Azione Cattolica il 25 aprile 2024, ha parlato di «un abbraccio che manca», quello di cui sono privi molti contemporanei che non hanno fatto un’esperienza di famiglia positiva; di «un abbraccio che salva», quello con cui Dio avvolge di misericordia ogni uomo; e «di un abbraccio che cambia la vita», quello che deve offrire la Chiesa. Ecco, la parrocchia è il luogo in cui i giovani devono far esperienza di tale abbraccio.

2.3. Da un punto di vista organizzativo, la parrocchia è chiamata anche a riorganizzare le strutture, poiché la nostra vita si svolge ormai di solito su più territori: la casa (o le case) dei genitori, la scuola, i centri di formazione complementare.
La pastorale giovanile e la catechesi dovranno perciò sapersi anche riorganizzare su basi interparrocchiali, cittadine, vicariali, costruendo reti che offrano ai giovani più ampie possibilità di incontro e di interazione.

2.4. Un’importante possibilità di incontro sono le associazioni giovanili, caratterizzate dallo specifico carisma di un Istituto religioso o di un Movimento ecclesiale. Oltre all’Azione Cattolica, ricordo a titolo di esempio che operano in Diocesi gli Scout, la Gioventù Francescana, il Movi-mento Giovanile Salesiano, il Movimento Eucaristico Giovanile. In quanto strutturate in forma nazionale o anche internazionale, tali realtà aiutano ad arricchire ed allargare l’orizzonte della Chiesa Diocesana.

2.5. Come ho già ricordato, la vita di tutti, e dei giovani in particolare, si svolge in più luoghi. La casa (o le case) della famiglia, la scuola, l’università, l’attività sportiva, la formazione complementare non si concentrano nello stesso luogo. Perciò accanto alla pastorale parrocchiale, è necessario sviluppare una pastorale d’ambiente, intercettando i giovani a partire dai loro interessi. Una funzione essenziale riveste la rete degli Oratori, coordinati nell’ANSPI, in cui si possono incontrare e coordinare molteplici offerte formative, significative ed efficaci.

2.6. Un ambiente fondamentale in cui si svolge la vita dei giovani è comunque la scuola. Ecco perché è importantissimo l’apporto degli insegnanti di religione, senza dimenticare gli altri in-segnanti. A loro è possibile incontrare molti adolescenti che, probabilmente, dopo la cresima hanno smesso di frequentare la parrocchia. I docenti di RC sono perciò una componente preziosissima nella missione evangelizzatrice della Diocesi.

2.7. Incontrando i giovani nelle parrocchie, essi mi fanno presente come i loro compagni che in parrocchia non vengono, sono però interessati e disponibili all’impegno e al servizio. La Caritas Diocesana e le Caritas parrocchiali possono perciò offrire esperienze concrete ai giovani per mettersi a disposizione dei poveri e dei fragili, dal servizio nelle mense fino al servizio civile. Dalla pratica concreta della diaconia si può risalire alla fonte del Vangelo.

2.8. Anche la pastorale della bellezza, quella dell’arte e quella della natura, è un’importante opportunità di spiritualità, tanto più che la Chiesa Idruntina è particolarmente benedetta dalla bellezza. Le proposte degli Uffici per la Catechesi e per la Pastorale del Turismo stanno valorizzando sempre più le nostre risorse, ma anche le nuove scelte, come quelle dei Cammini che già attraversano il Salento.

2.9. Infine, per incontrare i giovani, occorre entrare nella loro cultura e nelle loro modalità di comunicazione, oggi pesantemente plasmate dal digitale, dai social, dall’intelligenza artificiale. Occorre semplicemente prenderne atto ed aggiornare costantemente i canali di comunicazione dio-cesani, adattandoli ai linguaggi della cultura contemporanea.

2.10. D’altra parte, se i padri devono convertirsi verso i figli, anche i figli devono convertirsi verso i padri.
Non possiamo, cioè, omettere di offrire loro l’eredità che abbiamo ricevuto e che abbiamo il compito di custodire e trasmettere. È un’eredità di valori personali e sociali, come la democrazia e la pace, scaturiti attraverso i secoli dal Vangelo ma anche dagli ultimi decenni della storia italiana ed europea.
Per amore dei giovani, dobbiamo aiutarli a passare da una vaga spiritualità all’incontro con la persona di Gesù. Le parrocchie e gli oratori non possono essere solo contenitori di attività, ma piuttosto luoghi in cui fare esperienza del Signore e crescere nell’amicizia con lui, attraverso la preghiera, la catechesi, i sacramenti, il servizio ai poveri.
Il 7 settembre sono stati canonizzati due giovani, Pier Giorgio Frassati e Carlo Acutis, i quali ci ricordano che, a qualunque età, la vocazione ultima di ogni cristiano è la santità. Concludendo l’omelia, Papa Leone ha affermato che essi «sono un invito rivolto a tutti noi, soprattutto ai giovani, a non sciupare la vita, ma a orientarla verso l’alto e a farne un capolavoro. Ci incoraggiano con le loro parole: “Non io, ma Dio”, diceva Carlo. E Pier Giorgio: “Se avrai Dio per centro di ogni tua azione, allora arriverai fino alla fine”. Questa è la formula semplice, ma vincente, della loro santità. Ed è pure la testimonianza che siamo chiamati a seguire, per gustare la vita fino in fondo e andare incontro al Signore nella festa del Cielo».

3. «Chiesa di Martiri… Avanti!»

In uno degli incontri che ho avuto con Papa Francesco, quando gli ho ricordato da dove venivo, il Papa ha riflettuto qualche attimo, e poi mi ha detto semplicemente: «Chiesa di Martiri… Avanti!». Da un lato, egli ricordava la caratterizzazione della Chiesa Idruntina, segnata dal sangue dei suoi Ottocento Martiri: si trattava di un invito a guardare al nostro preziosissimo passato. Dall’altro lato, con quell’imperativo «Avanti!», il Vescovo di Roma ci orientava al futuro, a continuare nella testimonianza cristiana, incarnando il Vangelo nel nostro tempo e nella nostra terra, come nel 1480 hanno fatto i Santi Martiri.
E nel nostro ultimo incontro, quello avvenuto durante la visita ad limina, Papa Francesco mi ha raccomandato proprio una speciale attenzione ai giovani: sono state le parole finali che mi ha consegnato, per me una reliquia ed un imperativo.
Andiamo avanti, allora, cari fratelli e care sorelle. Lasciamoci scomodare dai giovani, lasciamoci rinnovare dall’incontro con i giovani, lasciamoci ringiovanire dalla missione di annunciare il Vangelo ai giovani di oggi e a tutto il nostro mondo. Chiesa Idruntina, avanti!

Otranto, 28 dicembre 2025
Festa della Santa Famiglia di Nazareth

+ Francesco Neri
Arcivescovo di Otranto