La seconda Domenica di Quaresima ha un tema che la caratterizza in tutti e tre i cicli liturgici ed è il racconto della Trasfigurazione di Gesù sul Tabor, alla presenza di Pietro, Giacomo e Giovanni. I tre discepoli, testimoni privilegiati di alcuni eventi, vivono una esperienza molto forte del divino, descritta da Matteo con alcune pennellate che riguardano in modo particolare la luce e i sentimenti che i discepoli vivono. Nel racconto si percepisce un’esplosione di luce: volto come il sole (v.2a), vesti come la luce (v.2b), nube luminosa (v.5b), alla quale si oppone il cadere con la faccia a terra e lo spavento o timore che invade l’animo dei discepoli certi di essere davanti a qualcosa di grande, di divino, di cui non possono reggere la visione. Questa descrizione serve a indicare la trascendenza, cioè l’essere oltre, di Colui che in questo evento si manifesta nel modo abituale per Israele, cioè nella voce che richiede l’ascolto. Nella Scrittura Dio viene presentato proprio attraverso i termini relazionali e dialogici di questa dimensione di parola e ascolto, “questo parlare originario di Dio fa del credente un chiamato ad ascoltare…L’ascolto è una matrice generante, è la radice della preghiera e della vita in relazione con il Signore, è il momento aurorale della fede e dunque anche dell’amore e della speranza” (Bianchi, E., Le parole della spiritualità, Milano 1999, 109.111). Abram, padre dei credenti, conosce il Signore nel momento in cui Egli lo chiama ad uscire dalla sua terra, come ascoltiamo nella Prima Lettura dove Dio irrompe improvvisamente e inaspettatamente nella vita del patriarca. Dall’obbedienza a questa parola e dal conseguente rapporto che si instaura tra Dio e Abram ne verranno per il patriarca quattro particolari promesse: farlo diventare una grande nazione, donargli la benedizione, far diventare grande il suo nome, far diventare lui stesso una benedizione per coloro che incontra sul suo cammino. Così nel Vangelo è l’ascolto ad essere comandato dalla voce che risuona dalla nube, infatti “È l’ascolto che immette nella relazione di filialità con il Padre e non a caso il Nuovo Testamento indica che è Gesù, il Figlio, Parola fatta carne, ad essere ascoltato” (Bianchi, E., ibidem, 111).
Don Tiziano Galati
Responsabile dell’Apostolato Biblico
Ufficio Catechistico
