DOMENICA DELLE PALME

La riflessione di Don Tiziano Galati.

In questo giorno si ricorda l’ingresso trionfale di Gesù a Gerusalemme, in sella a un asino e osannato dalla folla che lo salutava agitando rami di palma. La folla, radunata dalle voci dell’arrivo di Gesù, stese a terra i mantelli, mentre altri tagliavano rami dagli alberi intorno, e agitandoli festosamente gli rendevano onore. Ciò che accade all’ingresso della città è come una potente sintesi dei gesti e delle parole di Gesù lungo tutta la sua vita. L’ingresso gioioso di Gesù a Gerusalemme è una scena messianica che ricalca le cerimonie di investitura regale molto comuni nell’antico oriente e anche qualche volta nei libri della bibbia (cfr. 1Re 1,33-35). Gesù è un re che viene non per dominare, ma per servire e dare la sua vita a redenzione dell’umanità.: egli si presenta come un messia umile, amico dei poveri e dei piccoli, vicino ai peccatori, ai quali annuncia la tenerezza e il perdono di Dio. Le sue parole e le sue azioni rivelano una libertà assoluta, quella del Figlio che parla di Dio come Padre e perdona in suo nome. L’entrata di Gesù nella città santa assume per esplicita iniziativa del Maestro, il carattere di una pubblica manifestazione della sua regalità messianica, finora tenuta volutamente in penombra; ma si tratta di una regalità ammantata non di sfarzo e di potenza, ma di povertà e mansuetudine. Dopo la scena gioiosa dell’intronizzazione regale di Gesù, la liturgia passa immediatamente al racconto della sua passione, che trova il suo apice nel grido finale di Gesù: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”: è la preghiera di Gesù gridata a Dio per invocare la sua presenza in quel difficile momento evidenziato dal grande buio, prima che Egli “consegni lo spirito”. Nella morte l’uomo riconsegna a Dio il soffio vitale ricevuto da lui in dono. Seguono alla morte di Gesù due segni che annunciano la morte di Gesù come salvezza. Il primo è la rottura del velo del tempio provocato dal terremoto, che “scuote la terra e spacca le rocce e fa uscire i morti”. Ma crolla anche la barriera sacra, “il velo del tempio”, che separava Dio dal suo popolo: segno che ora nasce una nuova umanità. La morte in croce è l’istante in cui crolla il mondo vecchio per far posto a un mondo nuovo, al culto nuovo, alla nuova via di comunione con Dio. Il secondo segno è la confessione del centurione. Non solo il centurione, ma l’intero corpo di guardia riconoscono il Figlio di Dio nel Crocifisso.

Don Tiziano Galati
Responsabile dell’Apostolato Biblico
Ufficio Catechistico