In un panorama comunicativo spesso dominato da semplificazioni mediatiche e contrapposizioni rigide, la conoscenza rigorosa delle fonti storiche si conferma una chiave essenziale per interpretare il presente. Si è sviluppata attorno a questa consapevolezza la relazione tenuta dal professor Fernando Cezzi presso la parrocchia di Maria Santissima Immacolata a Otranto, dedicata alla riscoperta della memoria locale come via di riflessione per le dinamiche culturali contemporanee.
Prendendo spunto dalle pagine del Breviario mediterraneo di Predrag Matvejević, Cezzi ha descritto l’Adriatico come uno spazio di prossimità e di passaggio continuo, assai distante dall’isolamento delle grandi distese oceaniche. La Terra d’Otranto si è configurata nei secoli come un crocevia in cui si sono intrecciate matrici greche e spagnole, insieme a relazioni commerciali, culturali e religiose rivolte tanto al nord del continente europeo quanto alle coste africane: una terra di frontiera e di convivenza, segnata da scambi fecondi ma anche da attriti reali e momenti drammatici.
Il relatore ha posto in contrasto due modalità opposte di intendere la parola pubblica: da un lato l’uso strumentale volto ad azzerare l’interlocutore, dall’altro una ricerca paziente ancorata alla realtà dei fatti, patrimonio tanto della fede quanto del pensiero razionale. Evocando la prospettiva agostiniana del De civitate Dei, Cezzi ha ricordato la costante coesistenza tra la città terrena e quella celeste nelle vicende quotidiane, un intreccio che rende la disponibilità al confronto un’esigenza pratica irrinunciabile per custodire la coesione civile.
L’espressione più limpida di questa vocazione all’incontro è rappresentata dalla vicenda del monastero di San Nicola di Casole. Sorto al termine dell’XI secolo a breve distanza dal centro abitato, il cenobio fu un vivace polo intellettuale dove convivevano e venivano studiati il greco, il latino, l’ebraico e l’aramaico. Per la loro preparazione linguistica e filologica, i monaci casolani assunsero compiti diplomatici e di mediazione anche per conto di Federico II di Svevia. Nello stesso orizzonte temporale la comunità ebraica idruntina operava stabilmente nel commercio e nell’economia cittadina; come attestano le testimonianze dell’abate Nicola Nettario, le dispute dottrinali, pur serrate sul piano teologico, non incrinarono la collaborazione concreta né il rispetto tra appartenenti a fedi diverse.
A dare consistenza all’itinerario sono stati i documenti d’archivio: dalle deposizioni dell’Informo del 1539, che raccolgono la voce viva dei testimoni dell’eccidio del 1480, fino alle carte parrocchiali del 1804 che documentano le ricadute delle guerre napoleoniche sul territorio attraverso l’esecuzione del giovane disertore Giuseppe De Paola.
La conferenza si è chiusa richiamando le riflessioni maturate da don Tonino Bello a Tricase Porto alla vigilia del ministero episcopale a Molfetta: lo sguardo sul mare come richiamo all’interiorità e invito a superare le proprie chiusure, trasformando il confine in un’occasione concreta di fraternità e cammino comune.
Radici storiche e dialogo nel mediterraneo
La lezione del professor Fernando Cezzi a Otranto.
