Il Santo Padre Leone XIV, al suo primo messaggio per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni sociali, la sessantesima, ha dato il titolo “Custodire voci e volti umani”.
Il progresso velocissimo e invadente della tecnologia rischia, infatti, di imprigionarci sempre più in un ambiente digitale, facendoci perdere i gesti della comunicazione che passano attraverso la concretezza dell’umanità, e imprigionandoci nell’individualismo e nella solitudine. Il Papa ci invita invece a riscoprire il primato dell’incontro reale, in cui integrare la comunicazione contemporanea con i suoi molti canali: custodire, appunto, le voci e i volti.
In tale solco, in tempi recenti è già stato profetico il magistero di don Tonino Bello, il quale diffondeva l’etica dei volti. Ascoltiamo la sua voce: «Bisogna stare attenti nell’allacciare rapporti umani più credibili, più veri. Basati sulla contemplazione del volto. Basati sulla stretta di mano che non contenga nascosta la lama di un coltello. Rapporti umani basati sull’etica del volto, dello sguardo. La nonviolenza comincia da lì: l’etica del volto. Sono convinto che noi ci apriremo alla dimensione divina proprio a partire dal volto umano» (Scritti di pace, 326).
E del resto, fin dall’inizio della vita della Chiesa, l’apostolo Giovanni nella sua prima Lettera dichiara che il suo annuncio di “quello che era da principio”, scaturisce da quello che era stato udito con gli orecchi, veduto con gli occhi, toccato con le mani (cf 1Gv 1, 1-2).
Possa dunque la comunicazione della Chiesa avere anche oggi, con gli strumenti e linguaggi del nostro tempo, l’obiettivo degli inizi e di sempre: la comunione con Dio e la gioia piena (cf 1Gv 1, 3-4).
+Francesco Neri OFMCap
Arcivescovo di Otranto
