SOLENNITÀ DELLA SANTISSIMA TRINITÀ

La riflessione di Don Tiziano Galati.

La Liturgia della Parola di questa Solennità ci aiuta a comprendere l’unità di intenti, la comunione di pensiero e di operazioni, che caratterizza la vita intra-trinitaria, cioè la vita del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, vita in cui tutti siamo chiamati ad entrare. “Per il cristianesimo, il valore supremo è una relazione di Persone: la Trinità, alla quale corrisponde sul piano umano la carità come relazione in Gesù Cristo, cioè in colui che testimonia, con la sua morte e la sua resurrezione che Dio è amore. Ora, la relazione di amore è il bene inclusivo per eccellenza. Alla confluenza e al culmine di tutte le categorie e gerarchie dei beni non esclusivi si trova dunque Dio. Egli è innanzitutto eminentemente non-esclusivo…” (Lombardi Vallauri, L., Corso di filosofia del diritto, Padova 1981, 476.477, citato in Cucci, G., Il fascino del male. I vizi capitali, Roma 2008, 117). Il Mistero della unione delle Tre Persone divine si concretizza nell’amore che si manifesta come misericordia, pietà, grazia e fedeltà, secondo la presentazione che Dio fa di se stesso a Mosè che Gli aveva chiesto di vedere il suo volto. È amore che salva come afferma Gesù mentre dialoga con Nicodemo. L’evangelista parla dell’amore di Dio che dà il suo Figlio Unigenito per il «mondo» che indica l’umanità intera, non in senso negativo, ma in quanto bisognosa di salvezza. Lo scopo è la vita eterna, la salvezza eterna. Gesù non è venuto per giudicare, intendendo il giudizio come condanna che, quindi, non rientra nei compiti del Figlio. Il giudizio che Gesù pronunzia è solo metaforico, nel senso che, confrontato con lui, l’individuo è costretto a prendere una decisione da cui dipende il suo destino eterno. E di fatti anche qui si afferma che la fede in Gesù elimina alla radice la possibilità di condanna, ma la mancanza di fede comporta già di per sé una condanna che l’individuo pronunzia su se stesso. Il mistero di unione delle Tre Persone Divine si esplicita anche nella formula liturgica, che conclude la Seconda Lettera ai Corinzi, che augura la grazia, l’amore e la comunione da parte del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, è l’augurio dello shalom, cioè della completa benedizione di Dio, tipica dell’AT.

Don Tiziano Galati
Responsabile dell’Apostolato Biblico
Ufficio Catechistico