PENTECOSTE

La riflessione di Don Tiziano Galati.

La Solennità di Pentecoste cade nel cinquantesimo giorno dalla Pasqua, da qui il nome, come leggiamo anche nell’incipit del racconto di Atti. Le due Solennità sono quindi legate l’una all’altra, come leggiamo nella pagina del Vangelo dove il Risorto, apparendo in mezzo ai suoi chiusi nel cenacolo, insieme all’augurio di pace, saluto tipico del mondo ebraico, dona lo Spirito. Sebbene le porte del luogo in cui si trovano i discepoli siano chiuse per timore dei giudei, Gesù non ha difficoltà a entrare: siccome il suo corpo è ormai spiritualizzato, egli non è più legato ai limiti propri dell’esistenza fisica, tipica di questo mondo. Egli “si ferma” in mezzo a loro, inizio questo di un nuovo modo di stare con loro, diverso da quello precedente la sua morte in croce. Lo Spirito è il primo dono del Signore Risorto alla Chiesa; attraverso di Lui, l’umanità viene rinnovata con il perdono dei peccati. Lo Spirito viene direttamente da Gesù, rappresenta quindi la potenza di Dio che promana dalla sua persona, dalla sua opera e dalla sua morte in croce, dove egli “ha dato lo Spirito”. Solo lo Spirito è in grado di assimilare profondamente i discepoli al Maestro, mettendoli in piena sintonia con le sue aspirazioni e i suoi progetti. Lo Spirito, dono del Padre per mezzo del Figlio, permette alla Chiesa di riconoscere Gesù come il Signore e di testimoniarlo agli occhi del mondo, rappresentato dai tanti popoli a cui appartengono i timorati di Dio presenti a Gerusalemme per la festa di Pentecoste, come riporta l’autore sacro nel Libro di Atti. Lo Spirito è anche Colui che riempie la Chiesa di doni, che l’apostolo Paolo elenca nella triade: carismi, ministeri e operazioni. I carismi non possono essere considerati come una prerogativa di alcuni soltanto, ma al contrario costituiscono la dotazione essenziale di tutti i cristiani e di ciascuno in particolare. Solo avendo ed esercitando il proprio carisma essi diventano membra vive della chiesa, partecipi della sua vita e del suo sviluppo. In secondo luogo i doni dello Spirito devono servire per il bene comune cioè per lo sviluppo e per l’edificazione di tutta la comunità, e non per il proprio bene, vero o presunto che sia.

Don Tiziano Galati
Responsabile dell’Apostolato Biblico
Ufficio Catechistico