V DEL TEMPO ORDINARIO

La riflessione di Don Tiziano Galati.

Nella terza parte del libro di Isaia, che interessa i cc.56-66, l’autore sacro richiama l’attenzione del popolo di Israele a vivere la piena fedeltà al Dio dell’alleanza, interiorizzando i precetti della Legge, per viverla nella sua verità più profonda. Nella predicazione profetica troviamo costantemente la provocazione a non separare vita e culto, Isaia oggi lo ricorda al popolo di Israele perché non corra il rischio della superficialità, della separazione tra fede e vita. Nei versetti che vengono proposti nella Prima Lettura il profeta parla del digiuno che non è solo privarsi di qualcosa che può fare gola, ma è condividere il pane con l’affamato e impegnarsi in favore di chi è nel bisogno. Colui che vive questo, conformando la vita alla volontà di Dio, è sempre più invaso dalla luce del Signore che riempie tutta la sua vita (da notare: la luce sorge come l’aurora (v.8) che prende il posto della tenebra, la quale sarà già come il meriggio (v.10), cioè il momento più forte di luce; è un modo per affermare che la vita del giusto è tutta nella luce). Anche Gesù nella pagina evangelica di Matteo, in quello che gli esegeti chiamano “detto del sale e della luce”, dice, anzi comanda (il verbo è un imperativo nel testo greco) ai discepoli di far risplendere la loro vita attraverso opere “belle” che non sono fini a se stesse, ma tendono alla gloria di Dio, definito come “Padre vostro che è nei cieli” (v.16), e a manifestare la figliolanza divina in cui i discepoli sono inseriti. Gesù ha indicato i suoi discepoli come sale della terra e luce del mondo, ciò che congiunge i due termini è sicuramente la produttività dei due elementi, ma anche il rischio che questa non si avveri: il sale che diventa sciapo (Il verbo mōrainō, ha la stessa radice di mōros, “stolto, sciocco”, per cui si può accostare l’elemento del sale al concetto di sapienza, cioè avere sale significa possedere la saggezza, rendere insipido il sale significa essere stolto) e, ancora più paradossale, la lucerna accesa che non viene posta sul candeliere ma sotto il moggio, risultando così inutilizzabile.

Don Tiziano Galati
Responsabile dell’Apostolato Biblico
Ufficio Catechistico