IV DEL TEMPO ORDINARIO

La riflessione di Don Tiziano Galati.

Il vangelo delle Beatitudini domina la liturgia della Parola di questa domenica. Il discorso della montagna che interessa in capitoli 5-7 è il primo dei cinque grandi discorsi che formano l’intelaiatura del primo vangelo. Esso si apre con un esordio, che comprende le beatitudini. Gesù che sale sul monte ci appare come un nuovo Mosè, promulgatore della Nuova Legge, ma in realtà è più grande perché Mosè promulga una parola che non è sua, mentre Gesù dice parole sue che annunciano la novità del regno. Già il profeta Sofonìa aveva annunciato che il Signore, attraverso i poveri, che cercano giustizia ed umiltà, da loro nascerà una nuova umanità. I “poveri”, parola che traduce il termine anawîm “umili, miti”, ai quali egli si rivolge sono persone prive di potere e di mezzi materiali, che vivono radicati sulla terra dalla quale ricavano i loro sostentamento. La loro condizione è decritta mediante tre espressioni che illustrano lo stesso concetto: essi praticano la volontà di Dio, ricercano la giustizia e l’umiltà. L’atteggiamento di questi poveri comporta dunque una vissuta adesione all’alleanza con Dio e il rifiuto di ogni forma di violenza. Ad essi il profeta suggerisce di «cercare il Signore», cioè di impegnarsi sempre più non in una conoscenza intellettuale di Dio, ma nell’approfondire sempre più il rapporto con lui mediante un’esperienza personale e l’osservanza dei suoi comandamenti. Anche Paolo richiama ai cristiani di Corinto come la scelta preferenziale per Dio è per i poveri, per coloro che trovano in Lui il fondamento della loro vita. Dio ha scelto ciò che è stolto, debole, disprezzato, ciò che è nulla e così facendo ha capovolto i criteri di questo mondo e ha realizzato la salvezza dichiarando l’impotenza e il fallimento di tutti i progetti umani basati sull’esercizio del potere.

Don Tiziano Galati
Responsabile dell’Apostolato Biblico
Ufficio Catechistico