Nella data odierna, da antica tradizione, risalente alla consacrazione del Pantheon di Roma non più agli dei pagani, ma alla Vergine Maria e ai Martiri, si celebra la gloria di tutti i santi. Papa Gregorio III (731-741) scelse il 1º novembre come data della consacrazione di una cappella a San Pietro contenente le reliquie “dei santi apostoli e di tutti i santi, martiri e confessori, e di tutti i giusti resi perfetti che riposano in pace in tutto il mondo”. I santi posseggono l’eredità della gloria eterna. I santi contemplano il volto di Dio e gioiscono appieno di questa visione. Essi sono coloro che hanno voluto vivere della loro grazia di figli di Dio, hanno lasciato che la misericordia del Padre vivificasse ogni istante della loro vita, ogni fibra del loro cuore. Sono i fratelli maggiori che la Chiesa ci propone come modelli perché, benché peccatori come ognuno di noi, hanno accettato di lasciarsi incontrare da Gesù, attraverso i loro desideri, le loro debolezze, le loro sofferenze, e anche le loro tristezze. Nel Prefazio della Celebrazione ascolteremo queste parole: “Oggi ci dai la gioia di contemplare la città del cielo, la santa Gerusalemme che è nostra madre, dove l’assemblea festosa dei nostri fratelli glorifica in eterno il tuo nome”, queste parole esprimono la gioia della Gerusalemme celeste e la comunione che esiste tra i santi e noi. È questo anche il senso della Prima Lettura, tratta dal Libro dell’Apocalisse che il Papa Francesco così commentava: “E’ tanto bella quella visione del Cielo che abbiamo sentito nella prima Lettura: il Signore Dio, la bellezza, la bontà, la verità, la tenerezza, l’amore pieno. Ci aspetta tutto questo. Quelli che ci hanno preceduto e sono morti nel Signore sono là. Essi proclamano che sono stati salvati non per le loro opere – hanno fatto anche opere buone – ma sono stati salvati dal Signore…Chi sono questi giusti, questi santi che sono in Cielo? La risposta: «Sono quelli che vengono dalla grande tribolazione e che hanno lavato le loro vesti, rendendole candide nel sangue dell’Agnello» (v.14). Possiamo entrare nel Cielo soltanto grazie al sangue dell’Agnello, grazie al sangue di Cristo. È proprio il sangue di Cristo che ci ha giustificati, che ci ha aperto le porte del Cielo. E se oggi ricordiamo questi nostri fratelli e sorelle che ci hanno preceduto nella vita e sono in Cielo, è perché essi sono stati lavati dal sangue di Cristo. Questa è la nostra speranza: la speranza del sangue di Cristo! Una speranza che non delude. Se camminiamo nella vita con il Signore, Lui non delude mai!” (Santa Messa al Cimitero Monumentale del Verano, Roma, 1 novembre 2013).
Don Tiziano Galati
Responsabile dell’Apostolato Biblico
Ufficio Catechistico
