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“Al di là del versetto: la vita a servizio”

Omelia per la Messa Crismale

Donato Negro – 28 maggio 2020

Omelia per la Messa Crismale

 

«La potenza pasquale di questo sacrificio
elimini, Signore, in noi
le conseguenze del peccato e ci faccia crescere
come nuove creature».
(Sulle offerte)

 

Fratelli,
la liturgia crismale ci ripropone questa bellissima pagina del Vangelo di Luca in cui sono delineati, in via inaugurale, i tratti portanti del ministero di Gesù.

1. La scena
La scena ci è nota e i particolari dell’evento bene impressi nella nostra memoria. Entrato, come al solito, di sabato, nella sinagoga, Gesù fa suo il testo del profeta Isaia e lo esibisce come la propria carta d’identità, il documento del suo servizio.
In verità, il Nazareno, che ritorna in Galilea nella potenza dello Spirito Santo, già gode – lo riferisce Luca – di una fama diffusa per tutta la Palestina e delle lodi di tutti (cf. Lc 4, 14-15). Tuttavia il nostro testo acquisisce la sua piena significazione nello sviluppo della narrazione evangelica, man mano che si succedono gli incontri e gli scontri, si palesano le incomprensioni e le riprese, soprattutto là dove affiorano le paure nell’ora delle decisioni forti e improcrastinabili. La citazione di Isaia, in effetti, più che consuntiva è programmatica in ordine a quanto accadrà successivamente:
«Lo Spirito del Signore è su di me,
per questo mi ha consacrato con l’unzione.
Mi ha inviato a portare la buona novella ai poveri,
a proclamare ai prigionieri la liberazione
e ridare ai ciechi la vista,
a proclamare l’anno di grazia del Signore».

 

Scarica l’Omelia completa

57^ Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni

 

 

 

«Datevi al meglio della vita!»  (Christus vivit, n. 143)

 

È questo l’accorato invito di Papa Francesco, che risuona con forza nella celebrazione della 57a Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni. Un appuntamento che, il 3 maggio 2020, vedrà tutta la Chiesa unita in preghiera, per invocare dal buon Pastore il dono più prezioso: che la sua chiamata – come scrive il Papa nel Messaggio per questa giornata – apra «brecce nel cuore di ogni fedele» e ogni uomo abbia il coraggio di scoprire e realizzare ciò che rende più bella la sua vita!

 

Sabato 2 Maggio 2020 alle ore 21
Potete seguire la Veglia di Preghiera in diretta su Youtube

www.youtube.com/pastoralevocazioni

Qui potete scaricare il testo

Veglia

 

Qui potete scaricare la Preghiera
Preghiera

 

Qui potete scaricare la Preghiera in famiglia
Datevi al meglio della vita

 

 

 

 


57^ Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni

Messaggio del Santo Padre Francesco

Domenica 3 maggio 2020

 

Il messaggio del Santo Padre Francesco sulla 57^ Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni

 

Cari fratelli e sorelle!

Il 4 agosto dello scorso anno, nel 160° anniversario della morte del santo Curato d’Ars, ho voluto offrire una Lettera ai sacerdoti, che ogni giorno spendono la vita per la chiamata che il Signore ha rivolto loro, al servizio del Popolo di Dio.

In quell’occasione, ho scelto quattro parole-chiave – dolore, gratitudine, coraggio e lode – per ringraziare i sacerdoti e sostenere il loro ministero. Ritengo che oggi, in questa 57ª Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni, quelle parole si possano riprendere e rivolgere a tutto il Popolo di Dio, sullo sfondo di un brano evangelico che ci racconta la singolare esperienza capitata a Gesù e Pietro durante una notte di tempesta sul lago di Tiberiade (cfr Mt 14,22-33).

Dopo la moltiplicazione dei pani, che aveva entusiasmato la folla, Gesù ordina ai suoi di salire sulla barca e di precederlo all’altra riva, mentre Egli avrebbe congedato la gente. L’immagine di questa traversata sul lago evoca in qualche modo il viaggio della nostra esistenza. La barca della nostra vita, infatti, avanza lentamente, sempre inquieta perché alla ricerca di un approdo felice, pronta ad affrontare i rischi e le opportunità del mare, ma anche desiderosa di ricevere dal timoniere una virata che conduca finalmente verso la giusta rotta. Talvolta, però, le può capitare di smarrirsi, di lasciarsi abbagliare dalle illusioni invece che seguire il faro luminoso che la conduce al porto sicuro, o di essere sfidata dai venti contrari delle difficoltà, dei dubbi e delle paure.

Succede così anche nel cuore dei discepoli, i quali, chiamati a seguire il Maestro di Nazaret, devono decidersi a passare all’altra riva, scegliendo con coraggio di abbandonare le proprie sicurezze e di mettersi alla sequela del Signore. Questa avventura non è pacifica: arriva la notte, soffia il vento contrario, la barca è sballottata dalle onde, e la paura di non farcela e di non essere all’altezza della chiamata rischia di sovrastarli.

Il Vangelo ci dice, però, che nell’avventura di questo non facile viaggio non siamo soli. Il Signore, quasi forzando l’aurora nel cuore della notte, cammina sulle acque agitate e raggiunge i discepoli, invita Pietro ad andargli incontro sulle onde, lo salva quando lo vede affondare, e infine sale sulla barca e fa cessare il vento.

La prima parola della vocazione, allora, è gratitudine. Navigare verso la rotta giusta non è un compito affidato solo ai nostri sforzi, né dipende solo dai percorsi che scegliamo di fare. La realizzazione di noi stessi e dei nostri progetti di vita non è il risultato matematico di ciò che decidiamo dentro un “io” isolato; al contrario, è prima di tutto la risposta a una chiamata che ci viene dall’Alto. È il Signore che ci indica la riva verso cui andare e che, prima ancora, ci dona il coraggio di salire sulla barca; è Lui che, mentre ci chiama, si fa anche nostro timoniere per accompagnarci, mostrarci la direzione, impedire che ci incagliamo negli scogli dell’indecisione e renderci capaci perfino di camminare sulle acque agitate.

Ogni vocazione nasce da quello sguardo amorevole con cui il Signore ci è venuto incontro, magari proprio mentre la nostra barca era in preda alla tempesta. «Più che una nostra scelta, è la risposta alla chiamata gratuita del Signore» (Lettera ai sacerdoti, 4 agosto 2019); perciò, riusciremo a scoprirla e abbracciarla quando il nostro cuore si aprirà alla gratitudine e saprà cogliere il passaggio di Dio nella nostra vita.

Quando i discepoli vedono Gesù avvicinarsi camminando sulle acque, inizialmente pensano che si tratti di un fantasma e hanno paura. Ma subito Gesù li rassicura con una parola che deve sempre accompagnare la nostra vita e il nostro cammino vocazionale: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!» (v. 27). Proprio questa è la seconda parola che vorrei consegnarvi: coraggio.

Ciò che spesso ci impedisce di camminare, di crescere, di scegliere la strada che il Signore traccia per noi sono i fantasmi che si agitano nel nostro cuore. Quando siamo chiamati a lasciare la nostra riva sicura e abbracciare uno stato di vita – come il matrimonio, il sacerdozio ordinato, la vita consacrata –, la prima reazione è spesso rappresentata dal “fantasma dell’incredulità”: non è possibile che questa vocazione sia per me; si tratta davvero della strada giusta? Il Signore chiede questo proprio a me?

E, via via, crescono in noi tutte quelle considerazioni, quelle giustificazioni e quei calcoli che ci fanno perdere lo slancio, ci confondono e ci lasciano paralizzati sulla riva di partenza: crediamo di aver preso un abbaglio, di non essere all’altezza, di aver semplicemente visto un fantasma da scacciare.

Il Signore sa che una scelta fondamentale di vita – come quella di sposarsi o consacrarsi in modo speciale al suo servizio – richiede coraggio. Egli conosce le domande, i dubbi e le difficoltà che agitano la barca del nostro cuore, e perciò ci rassicura: “Non avere paura, io sono con te!”. La fede nella sua presenza che ci viene incontro e ci accompagna, anche quando il mare è in tempesta, ci libera da quell’accidia che ho già avuto modo di definire «tristezza dolciastra» (Lettera ai sacerdoti, 4 agosto 2019), cioè quello scoraggiamento interiore che ci blocca e non ci permette di gustare la bellezza della vocazione.

Nella Lettera ai sacerdoti ho parlato anche del dolore, ma qui vorrei tradurre diversamente questa parola e riferirmi alla fatica. Ogni vocazione comporta un impegno. Il Signore ci chiama perché vuole renderci come Pietro, capaci di “camminare sulle acque”, cioè di prendere in mano la nostra vita per metterla al servizio del Vangelo, nei modi concreti e quotidiani che Egli ci indica, e specialmente nelle diverse forme di vocazione laicale, presbiterale e di vita consacrata. Ma noi assomigliamo all’Apostolo: abbiamo desiderio e slancio, però, nello stesso tempo, siamo segnati da debolezze e timori.

Se ci lasciamo travolgere dal pensiero delle responsabilità che ci attendono – nella vita matrimoniale o nel ministero sacerdotale – o delle avversità che si presenteranno, allora distoglieremo presto lo sguardo da Gesù e, come Pietro, rischieremo di affondare. Al contrario, pur nelle nostre fragilità e povertà, la fede ci permette di camminare incontro al Signore Risorto e di vincere anche le tempeste. Lui infatti ci tende la mano quando per stanchezza o per paura rischiamo di affondare, e ci dona lo slancio necessario per vivere la nostra vocazione con gioia ed entusiasmo.

Infine, quando Gesù sale sulla barca, il vento cessa e le onde si placano. È una bella immagine di ciò che il Signore opera nella nostra vita e nei tumulti della storia, specialmente quando siamo nella tempesta: Egli comanda ai venti contrari di tacere, e le forze del male, della paura, della rassegnazione non hanno più potere su di noi.

Nella specifica vocazione che siamo chiamati a vivere, questi venti possono sfiancarci. Penso a coloro che assumono importanti compiti nella società civile, agli sposi che non a caso mi piace definire “i coraggiosi”, e specialmente a coloro che abbracciano la vita consacrata e il sacerdozio. Conosco la vostra fatica, le solitudini che a volte appesantiscono il cuore, il rischio dell’abitudine che pian piano spegne il fuoco ardente della chiamata, il fardello dell’incertezza e della precarietà dei nostri tempi, la paura del futuro. Coraggio, non abbiate paura! Gesù è accanto a noi e, se lo riconosciamo come unico Signore della nostra vita, Egli ci tende la mano e ci afferra per salvarci.

E allora, pur in mezzo alle onde, la nostra vita si apre alla lode. È questa l’ultima parola della vocazione, e vuole essere anche l’invito a coltivare l’atteggiamento interiore di Maria Santissima: grata per lo sguardo di Dio che si è posato su di lei, consegnando nella fede le paure e i turbamenti, abbracciando con coraggio la chiamata, Ella ha fatto della sua vita un eterno canto di lode al Signore.

Carissimi, specialmente in questa Giornata, ma anche nell’ordinaria azione pastorale delle nostre comunità, desidero che la Chiesa percorra questo cammino al servizio delle vocazioni, aprendo brecce nel cuore di ogni fedele, perché ciascuno possa scoprire con gratitudine la chiamata che Dio gli rivolge, trovare il coraggio di dire “sì”, vincere la fatica nella fede in Cristo e, infine, offrire la propria vita come cantico di lode per Dio, per i fratelli e per il mondo intero. La Vergine Maria ci accompagni e interceda per noi.

Roma, San Giovanni in Laterano, 8 marzo 2020, II Domenica di Quaresima

Francesco

È tempo di ricominciare

Messaggio per la Santa Pasqua

 

Carissimi fratelli e carissime sorelle della Chiesa di Otranto,

vi scrivo con il desiderio di raggiungervi tutti, proprio nel giorno della Pasqua del Signore. Oggi è festa! Cristo è risorto! Nulla può infrangere la speranza della vittoria sulla morte. Sì, Cristo è vivo e con Lui, anche noi, godiamo di questa immensa gioia. Lì dove c’è la vita non può che regnare la gioia, quella vera, profonda, che non dimentica la fatica e la sofferenza ma assicura la pace del cuore.

In questo tempo di grande preoccupazione a causa del coronavirus non possiamo rinunciare all’annuncio Pasquale. Nulla può rubarci la speranza di un mondo migliore, di una condizione di vita migliore, di un tempo migliore. Da sempre i cristiani vivono nella storia, in essa si adoperano per il bene comune, e sempre nella storia sono chiamati a portare la novità del Vangelo, quella profezia stupenda di cieli e di terra nuovi che la Pasqua del Signore ha inaugurato.

Vi faccio dono delle parole che ho incontrato nella mia preghiera: “É stata ridotta la difficoltà del cammino. Il sacro sangue di Cristo ha spento il fuoco della spada che sbarrava l’accesso al regno della vita. Le tenebre dell’antica notte hanno ceduto il posto alla vera luce. …I1 popolo cristiano è invitato alle ricchezze del Paradiso… a meno che qualcuno non voglia precludersi da se stesso quella via, che pure si aprì alla fede del ladrone! Procuriamo che le attività della vita presente non creino in noi troppa ansietà…”.

Sono parole di fede di un uomo vissuto in tempi durissimi per la Chiesa e per la società allo sbando. Si tratta del papa Leone Magno (+430): ebbe da affrontare, tra l’altro, situazioni faticose e delicate, ma queste convinzioni cristiane non lo abbandonarono mai. La realtà difficile non fu in grado di sgretolare la sua fede e quella speranza vera, interiore, che motivava la sua vita.

Ecco la forza che viene dalla Passione, Morte e Resurrezione del Signore Gesù, anche per noi!

Augurando “Buona Pasqua!” allora vorrei dire le stesse cose. E rubo le parole, sempre a papa Leone: “Non ti arrendere mai, neanche quando la fatica si fa sentire, neanche quando il tuo piede inciampa, neanche quando i tuoi occhi bruciano, neanche quando i tuoi sforzi sono ignorati, neanche quando la delusione ti avvilisce, neanche quando l’errore ti scoraggia, neanche quando il tradimento ti ferisce, neanche quando il successo ti abbandona, neanche quando l’ingratitudine ti sgomenta, neanche quando l’incomprensione ti circonda, neanche quando la noia ti atterra, neanche quando tutto ha l’aria del niente, neanche quando il peso del peccato ti schiaccia… Stringi i pugni… sorridi… e ricomincia!”.

Auguri a tutti e grazie a ciascuno!

Otranto, 12 aprile 2020

✠ DONATO NEGRO Arcivescovo

 

L'Arte dell'Accompagnamento

Triduo Pasquale 2020

Il Sussidio di accompagnamento spirituale del Servizio Diocesano di Pastorale Giovanile

 

Il Sussidio di accompagnamento spirituale per Adolescenti e Giovani, preparato dal Servizio Diocesano di Pastorale Giovanile in vista del tempo di Quaresima e del tempo Pasquale (esattamente dal 26 febbraio al 31 maggio, dalle Ceneri a Pentecoste) incarna ciò che Papa Francesco chiede a tutte le Comunità cristiane: spendersi nell’arte dell’accompagnamento!

 

In questi giorni speciali del Triduo Pasquale, vogliamo offrire un’opportunità in più, perché i giovani avvertano l’ebbrezza di una vita risorta!

Cliccando sulle copertine troverai il Vangelo e il commento relativo per ogni giorno.

 

In quest’ora delicatissima della storia

 

La Preghiera dell’Arcivescovo

 

In quest’ora delicatissima della storia,

con fede viva e speranza certa,

Ti chiediamo, Padre,

di allontanare da noi questo calice.

Ci fa male vedere le strade deserte,

le scuole chiuse, le chiese vuote, molti lavori fermi.

Ci addolora essere aggiornati ogni giorno

sull’epidemia che avanza spietata

e della morte di tanti nostri fratelli.

Ma con Gesù, tuo figlio e nostro fratello,

Ti ripetiamo, Padre, “non la nostra, ma la Tua volontà”:

quella che rende bello il generoso ed instancabile

servizio degli operatori sanitari;

quella che illumina il viso di chi,

pur colpito dalla malattia, continua a sperare in Te;

quella che rende preziose ai tuoi occhi

le tante preghiere nascoste e l’offerta di tanti sacrifici;

quella che consacra dentro le mura domestiche

quei legami che ci rendono più forti e sereni.

Santi Martiri di Otranto,

con la vostra intercessione

aiutateci a vincere tutte le forme di paura e di egoismo

che, prima ancora del nostro corpo,

abbattono la nostra anima;

il passaparola del vostro sì sul Colle

trovi eco nella nostra unanime e rinnovata

confessione di fede.

Maria, Madre nostra,

Tu che sei accanto a ogni tuo figlio

e che conosci il cuore di ognuno,

prega per noi,

sostienici in questo momento

e indicaci con i tuoi occhi fiduciosi

lo sguardo di Colui che, inchiodato

sulla croce di tutti coloro che soffrono,

continua a donarci il suo Amore

e a chiederci il nostro.

Amen

 

 

✠ DONATO NEGRO

Arcivescovo

 

 

 

 

Arcivescovo di Otranto

COVID-19: come comportarsi.

Misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell'emergenza epidemiologica.

Comunicazione al Clero dell’Arcidiocesi di Otranto

In riferimento al decreto-legge del Consiglio dei Ministri del 23 febbraio sc, n 6 recante <Misure urgenti in materia di contenimento e gestione del’emergenza epidemiologica da COVID-19> e alle indicazioni del Comitato tecnico scientifico del 2/4 marzo sc.;

accogliendo le indicazioni del “Comunicato stampa” dell’Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali della CEI e quelle della Conferenza Episcopale Pugliese;

si stabiliscono le seguenti indicazioni:

  • Non sospendere le Celebrazioni Eucaristichegli incontri di preghiera che caratterizzano il tempo quaresimale;
  • evitare lo scambio della pace durante la messa;
  • distribuire la Comunione ai fedeli solo sulle mani;
  • svuotare le acquasantiere presenti nelle chiese;
  • interrompere la catechiesi dell’iniziazione cristiana dei fanciulli e dei ragazzi e le attività degli oratori parrocchiali fino al 3 aprile pr.;
  • rimandare le celebrazioni delle Sante Cresime, previste dal calendario della Segreteria arcivescovile fino al 15 marzo;
  • annullare l’incontro di preghiera con gli adolescenti, previsto per il 12 marzo nella parrocchia “Maria Ss. Immacolata” a Maglie;
  • rimandare la GMG diocesana del 21 marzo pr. a data da stabilirsi;
  • rimandare la visita agli ammalati del primo venerdì del mese di marzo da parte dei sacerdoti e anche quelle degli accoliti o dei ministri della Comunione;
  • ridurre le tradizionali “Tavole di San Giuseppe” alla sola dimensione familiare;
  • evitare di porgere le condolianze al termine della celebrazione dei funerali e degli ottavi o trigesimi;
  • per ogni manifestazione religiosa esterna (vie crucis e processioni) ottenere prima le autorizzazioni previste dalla normativa vigente;
  • rimandare sempre alle misure igienico-sanitarie, previste dal protocollo del Governo.

 

– Si chiede ai Reverendissimi Sacerdoti e a tutti gli operatori pastorali un atteggiamento di intelligente prudenza e di fraterna vicinanza ai fedeli che vivono in questo momento un comprensibile stato di disorientamento.

– Si ricorda che scelte diverse e meno rigide da quelle previste dal Consiglio dei Ministri, dalla CEI e dalla CEP potrebbero creare facili e reali occasioni di contagio e potrebbero essere sottoposte al Codice Penale nei confronti di chi ne ha creata l’occasione.

– In attesa di possibili ulteriori aggiornamenti, che ci si augura meno restrittivi, rimangono in vigore per tutte le comunità della Diocesi di Otranto le indicazioni date in data ordierna.

 

Otranto, 05 marzo 2020

✢ DONATO NEGRO Arcivescovo

NORME_PER_CORONAVIRUS


Messaggi del Vescovo

Natale…per convertirsi al Vangelo

Lettera di Natale alle famiglie

 

Carissima Famiglia,

come negli anni passati, busso alla tua porta, anche in questo 2019, per affidarti, sorridente, confidente e amico, il mio biglietto augurale:

Auguri affettuosi di un sereno e santo Natale nella pace del cuore!

E anche quest'anno, voglio accompagnare le parole dell’augurio e dell’affetto con un’immagine espressiva ed eloquente: con un’icona natalizia recuperata dalla tradizione di bellezza della nostra arte sacra locale. Si tratta di un dipinto ad olio su tela della prima metà del Settecento di un ignoto pittore salentino e conservato nel Convento dei Farti Minori di Galatina. Un’immagine della Notte Santa molto semplice ed essenziale: una mangiatoia di pietra, con poca paglia e un lenzuolino bianco, appena visibili il bue e l’asino, in primo piano un pastore inginocchiato, lacero e scalzo, a rappresentare tutti noi, in atto di adorazione. E poi la Santa Famiglia a illuminare la scena.

Una geometria simbolica di sguardi: Maria e il pastore guardano il piccolo neonato. Gesù guarda, da un lato, in alto: il cielo. Giuseppe guarda, dall’altro lato, in basso: la terra. Nessuno guarda noi: così che, in punta di piedi, ci avviciniamo anche noi, per inginocchiarci nell’adorazione e per sentirci avvolti dal pleroma della gloria (al cielo) e della pace (in terra) e per contemplare il mistero dell’Incarnazione, con il consenso della fede, e dire il nostro sì. Grazie, Padre, per averci donato tuo Figlio. In Lui, nel Figlio, sia fatta la Tua volontà, come in cielo così in terra.

Ci colpisce lo sfondo povero e desolato. Non c’è un tetto – di canne o di frasche – ma la Santa Famiglia è esposta a tutte le intemperie metereologiche e naturali. Alle loro spalle un rudere di muro, dietro al quale si intravede un albero, spoglio, un torso di tronco inclinato, quasi divelto e cadente.

Ci vengono in mente i catastrofici eventi metereologici e naturali di questi ultimi mesi che hanno flagellato le nostre coste, venti rabbiosi che hanno abbattuto alberi (forse anche qualche ulivo già morto e secco, tra i tanti che purtroppo vediamo, spettrali, nelle nostre campagne) e fatto altri danni. Se allarghiamo lo sguardo a tutto il Paese, ecco le immagini dell’acqua alta o di diverse inondazioni e allagamenti locali: altre distruzioni.

E poi lo sappiamo: la forza degli eventi naturali appare resa più distruttiva dai cambiamenti climatici che hanno tropicalizzato il nostro clima (siccità che si alterna a trombe d’aria e tifoni, scioglimento di ghiacciai e innalzamento del livello del mare, perfino – nel nostro Mediterraneo – presenza di pesci da mari caldi).

Sappiamo bene che si tratta di cambiamenti indotti, o almeno favoriti, da comportamenti umani. Questo vuol dire che potremmo evitarli correggendo i nostri comportamenti, ma è proprio questo che non sappiamo o non vogliamo fare! E ci arrendiamo e siamo, insieme, vittime e colpevoli. Quanto tempo per attivarci, se pure lo facciamo! Si tratti della xylella o del polo siderurgico di Taranto: che difficoltà ad impostare un progetto di conversione per il bene comune!

Il Papa ci ha offerto una riflessione cristiana complessiva: una visione di ecologia integrale. Riusciamo a guardare al Natale con gli occhi della fede cristiana e perciò di un’ecologia integrale?
Sarebbe un Natale senza sprechi. Non un Natale consumistico, artificiale, di plastica, ma un Natale sincero, spirituale, del cuore.
E soprattutto sarebbe la festa della nostra possibile liberazione. Sì, il Liberatore è nato, è venuto – come avevano promesso i profeti –, è tra noi e ci indica, con il suo Vangelo, la via della salvezza.

La povertà dipende da noi tutti, dai nostri sistemi economici ingiusti e dal commercio iniquo ed egoista: possiamo liberarcene. L’inquinamento, il consumo selvaggio delle risorse ambientali, lo spreco dipendono da noi. Possiamo liberarcene.

Sì, è sempre più urgente una conversione sociale all’ecologia integrale. Ma per questo ci vuole un cambiamento radicale del modo di vivere di ciascuno: della testa e del cuore di ciascuno. Oltre egoismi, interessi, privatismi. Essendo veramente radicale, tale cambiamento non ci sarà mai senza una sincera conversione al Vangelo: una conversione che porti la pace sulla terra, tra noi e la natura. La pace che ci è donata dalla gloria di Dio nel più alto dei cieli.

Ecco la possibilità che ci offre il Natale.
Ecco la liberazione del Signore che viene.
Ecco la gioia che lui ci dona.

 

Gioia che può essere di tutto il creato. Il creato, infatti, attende la rivelazione dei figli di Dio: attende cioè la liberazione dal Vangelo di Gesù, che noi possiamo annunciare vivendolo in pienezza.

Questo ci dice, quest’anno, il Natale. Come ogni anno: Vieni, c’è Gesù; con Lui cambia la tua vita; cambia il tuo cuore; scegli il bene, scegli il Vangelo.

Sappiamo qual è il bene, ma facciamo il male. Vorremmo che trionfasse il bene, ma facciamo strada al male che non vogliamo. Siamo prigionieri di strutture di peccato che ci sembrano fortissime e sempre vincenti. Poi viene un uragano e l’albero secco e pericolante ci cade sulla testa. Sarà sempre così senza un nostro risveglio: non per fidare solo sulle nostre forze, ma per affidarci e fidarci del Signore Gesù.

Coraggio! Apriamo il cuore alla speranza! Il Natale ci dice questo, perché è annuncio di pace, di vita e di amore.

E con questi medesimi sentimenti di pace, di vita e di amore, vi abbraccio uno per uno e vi benedico.

Otranto, 25 dicembre 2019

✢ DONATO NEGRO Arcivescovo

L'identità 2019 / 2020

La nuova identità de l’Arcidiocesi di Otranto

Comunicazione, design, connessione:
la nostra nuova voce nel mondo digitale.

 

Il rinnovamento di un logo non è un banale cambio d’abito, ma un fatto straordinario: la manifesta aspirazione ad essere coinvolti in nuove realtà, per diffondere nuovi messaggi. Messaggi comprensibili nello scenario dove avvengono, determinati proprio dalla comprensione dello scenario dove avvengono. La necessità di evolversi è anche gioia di abbracciare nuovi linguaggi e superare abituali confini.

Non c’è nulla di immutabile, tranne l’esigenza di cambiare.
— Eraclito
Ciò che abbiamo cercato di rappresentare è un’immagine ideale, atemporale. Essenziale.

 

Siamo partiti dalla luce. Non soltanto la luce come mezzo per vedere ma anche rivelazione: la luce che emana la verità raggiunta tramite la conoscenza. La luce che permette di percepire la profondità della realtà.

Il luogo entro il quale la luce filtra nella grande casa dell’Arcidiocesi di Otranto, ovvero la Basilica, è diventato forma e colore.

Colori brillanti, che ispirano meraviglia e ottimismo: turchese, corallo e lime.

Il bianco ha un grande ruolo in ciò: definisce con immediatezza i contorni delle tinte e ce li espone in tutta la loro splendida potenza.

Infine, l’alfabeto grafico - disegnato appositamente sulla base di un carattere tra i più classici - è sobrio, di grande tradizione ma possiede uno slancio moderno.

Stimoliamo il desiderio di conoscere.
Se non c’è, evochiamolo!

 

Tutto con un semplice logo? No, il nuovo logotipo è solo il punto di partenza: la rinnovata personalità si costruirà giorno dopo giorno, attraverso temi di grande interesse ed un linguaggio contemporaneo. Allontanandoci dalle consuetudini - senza mai prender distanza dalla tradizione e dalle sue meraviglie - ci avviciniamo alle persone ed al loro quotidiano.

Cerchiamo un dialogo, una connessione: vinciamo la distrazione, miriamo alla curiosità.