Lettera per la Pasqua di Risurrezione 2024

«Dove non c’è amore, metti amore, e troverai amore»

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Carissimi fratelli e carissime sorelle,

l’evento che celebriamo a Pasqua è il centro del cristianesimo, ciò che ci caratterizza come cristiani. La risurrezione di Gesù non è un caso di morte apparente, perché il Signore morì veramente, «morì e fu sepolto», come professiamo nel Credo. Non è la rianimazione di un cadavere, perché Gesù non è risorto per tornare a morire, come Lazzaro, ma è risorto e non muore più. Non è la sopravvivenza dell’anima in quanto immortale, perché Gesù è risorto in tutta la sua umanità, compresa la sua corporeità, tanto da mangiare e bere con gli apostoli. La risurrezione è l’ingresso definitivo di Gesù, subito e con l’integrità della sua persona, nell’abbraccio e nel bacio del Padre, che è lo Spirito santo, nel mare senza sponde dell’amore divino che è sorgente di vita, gioia e pace: «Sono risorto, o Padre, e sono sempre con te. Alleluia. Hai posto su di me la tua mano. Alleluia. È stupenda per me la tua saggezza. Alleluia, alleluia» (Antifona della Messa del giorno).

Parlando a Cesarea in casa del centurione Cornelio, san Pietro presenta Gesù come una persona che aveva operato solo il bene, e nonostante ciò aveva subito la crocifissione. L’apostolo racconta «come Dio consacrò in Spirito Santo e potenza Gesù di Nazaret, il quale passò beneficando e risanando tutti coloro che stavano sotto il potere del diavolo, perché Dio era con lui. E noi siamo testimoni di tutte le cose da lui compiute nella regione dei Giudei e in Gerusalemme. Essi lo uccisero appendendolo a una croce, ma Dio lo ha risuscitato al terzo giorno e volle che si manifestasse, non a tutto il popolo, ma a testimoni prescelti da Dio, a noi che abbiamo mangiato e bevuto con lui dopo la sua risurrezione dai morti. E ci ha ordinato di annunciare al popolo e di testimoniare che egli è il giudice dei vivi e dei morti, costituito da Dio» (At 10, 37-43). Sembra che sia questa una legge assurda dell’umanità: ci sottomettiamo ai nostri torturatori, ci scagliamo contro gli innocenti. Vale la pena continuare ad amare, quando ci ritroviamo senza contraccambio al bene, o ¾ peggio ¾ contraccambiati con il male? Ebbene la risurrezione è la testimonianza che la scelta di Gesù è stata quella giusta: sebbene il venerdì santo sembrasse tutto fallito, Dio ha pronunciato il suo “ma”: «ma Dio lo ha risuscitato»! Dio è intervenuto e ha posto il proprio sigillo sulla scelta del Figlio, ha confermato di stare dalla parte di Gesù, e che in Gesù si apre la strada che tutti gli uomini sono chiamati a percorrere con la forza dello Spirito Santo, la strada dell’amore sino alla fine.

 

Un dono davanti a noi: l’eternità

Noi godiamo su questa terra senza dubbio di un gran numero di doni. Godiamo di attimi di comunione e gioia, come le riunioni di famiglia nei giorni di festa. Ma tutti questi beni vengono offuscati dall’ombra del limite, ch’essi portano con sé. Sì, ne godiamo sinceramente e con gratitudine, ma una lama sottile di inquietudine ci trafigge il cuore, perché sappiamo che prima o poi finiranno. Mentre stringiamo questi doni tra le mani, già ci stanno sfuggendo… Abbiamo bisogno di qualcosa di eterno! Un bene non è perfetto, se non quando è per sempre! Come con l’incarnazione il Signore ha fatto entrare l’eternità nel tempo, così con la risurrezione Gesù fa entrare il tempo nell’eternità. Dio stesso è il nostro bene eterno e sommo, l’amore infinito da cui discendono l’amore e la pienezza. Il Dio vivente è il nostro futuro, Cristo risorto ci fa dono dell’eternità.

 

Un dono dentro di noi: la fiducia

Se avessimo interrogato Maria Maddalena prima che questa donna giungesse al sepolcro, chiedendole cosa ci fosse nel suo cuore, che ci avrebbe risposto? «Io speravo in lui… Gesù era tutto per me. Adesso egli è lì, nel sepolcro, e nel sepolcro c’è anche la mia speranza. Se non c’è lui, infatti, non posso sperare in nulla. Insieme a lui, giù nel sepolcro, c’è la parte più viva di me, ci sono anch’io…». Ora, quale può essere stato il primo moto del cuore di Maddalena, al vedere il Risorto? Il risorgere della fiducia. Tutto riprendeva attrattiva, tutto era ricuperato, valeva la pena di continuare a vivere. Ecco, questo è il primo miracolo del Risorto.

Il venerdì santo pareva che non ci fosse via di uscita, pareva che tutto fosse invincibilmente sigillato in una tomba di pietra… Con la risurrezione, ecco la novità! Con la risurrezione, Dio si manifesta colui che apre una via dove sembra non ce ne sia nessuna. Con la risurrezione, tutto riparte daccapo. Il Cristo risorto è colui nel quale Dio ci riapre tutte le possibilità. Si ricomincia, e ad un livello insperabilmente superiore. Ciò vale anche nelle nostre situazioni private, quando sembra di essere imprigionati senza porte né finestre… Chi ci salverà? Cristo risorto è la novità perenne, introdotta nella storia universale, a partire dalla quale possiamo sperare nella novità per la nostra storia particolare.

Senza dubbio dalla risurrezione di Gesù dipenderà anche la nostra risurrezione per l’eternità, egli che è la primizia per noi che siamo il resto del raccolto, egli che è il primogenito di noi che siamo la schiera dei suoi fratelli e delle sue sorelle. «Come infatti in Adamo tutti muoiono, così in Cristo tutti riceveranno la vita. Ognuno però al suo posto: prima Cristo, che è la primizia; poi, alla sua venuta, quelli che sono di Cristo» (1Cor 15, 22-23). Ma nel frattempo, nell’attesa dell’ultimo giorno, il miracolo del Risorto è il rifiorire della fiducia nel nostro cuore. La paura è lasciata lì nel sepolcro, e tutte le parti belle e vere di noi che ci eravamo rassegnati a non sperare più di esprimere, riprendono forza, perché in Gesù l’amore trionfa sul male, e la vita è più forte della morte. Vale la pena dunque di continuare ad impegnarci, perché Gesù risorto seppellisce la nostra paura e ci dona guardare con fiducia avanti nel nostro cammino, qui e subito.

 

Seminare la vittoria dell’amore

Come possiamo essere complici della novità portata dal Signore Risorto, e diffonderla nel nostro mondo? Il grande carmelitano san Giovanni della Croce, occupandosi di una situazione molto conflittuale, stabilì una linea di condotta: «Dove non c’è amore, metti amore, e troverai amore» (Epistolario, 26). Siamo sgomenti davanti al momento gravissimo che vive oggi l’umanità, coinvolta in quella che papa Francesco definisce spesso una “terza guerra mondiale a pezzi”. Ma non capita anche a noi, nel nostro piccolo quotidiano, di entrare in situazioni di tensione, dove c’è un’elevata conflittualità, e sembra che ognuno si sia ritirato a vivere per conto suo?

Ebbene, in tali situazioni, l’unico ribaltamento può avvenire se ci mettiamo per primi ad amare, come ha fatto per primo Gesù, e saremo così collaboratori della forza invincibile della sua risurrezione. «Voi, fratelli, non lasciatevi scoraggiare nel fare il bene» (2Ts 3,13). Dove non c’è amore, mettiamo amore, e troveremo amore, e il Dio della pace sarà sempre con noi. Alleluia!

 

Otranto, 31 marzo 2024

+Francesco Neri, OFMCap

Arcivescovo